sabato 29 settembre 2007

gli scopi delle scie chimiche (Pillola ROSSA)

E mentre anche stamani alcuni aerei rilasciano qui sopra, nel cielo, strisce di sostanze ignote (bario? alluminio? nitrato d'argento? batteri patogeni? filamenti geneticamente modificati? polveri intelligenti? nano-macchine? ...?)

..... molti vogliono conoscere gli obiettivi perseguiti con l'irrorazione chimico-biologica.

Precisato che, stante la clandestinità dell'operazione, è evidente che i fini sono ignobili e perversi e porsi certe domande risulta ozioso, poiché si discute soltanto senza mai agire in modo efficace. E' comunque opportuno saper indicare a chi ignora il problema le finalità delle chemtrails.


Elenco dunque i principali scopi delle scie chimiche, in forma molto essenziale ed indicando tra parentesi se si tratta, stando all'attuale stato degli studi, di un obiettivo accertato o solo congetturato. Bisogna, infine, ricordare che molti obiettivi sono conseguiti attraverso la sinergia tra H.A.A.R.P., emissione di campi elettromagnetici e scie velenose.

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Modificazione meteorologica e climatica (scopo assodato, anzi
riconosciuto ufficialmente. Si vedano i numerosi brevetti tradotti in tecnologie e le pur ambigue ammissioni ufficiali).


*** Accecamento dei radar nemici (dimostrato. Si vedano i brevetti ed i ritrovati tecnologici).


*** Creazione nell'atmosfera di un'antenna elettromagnetica oltre l'orizzonte, col fine di ottimizzare la ricetrasmissione dei segnali in ambito strategico-militare (dimostrato).


*** Danneggiamento delle colture agricole basate su piante non modificate geneticamente (rilevato in modo empirico).


*** Distruzione della coltre di ozono (forse è un effetto collaterale dell'operazione, ma non è escluso che sia un fine scientemente perseguito).


*** Mappatura elettronica del territorio (provato. Si veda il Progetto R.F.M.P.) .


*** Inquinamento degli ecosistemi per determinare un incremento esponenziale del costo delle risorse idriche ed agricole residue (dimostrato empiricamente).


*** Sfoltimento di alcuni settori della popolazione ritenuti improduttivi o di peso per il sistema, come i pensionati (registrato empiricamente).


*** Sperimentazione di agenti patogeni sulla popolazione inconsapevole nell'ambito di programmi di guerra chimica e batteriologica (acclarato. Si vedano anche i documenti governativi declassificati).


*** Diffusione diretta ed indiretta di agenti patogeni e quindi di malattie, alcune delle quali del tutto ignote sino a pochi lustri fa, con gli scopi precipui di favorire le multinazionali farmaceutiche e di indebolire la popolazione (registrato empiricamente. Si considerino i dati epidemiologici).

(per saperne di più sul Morbo di Morgellons si può cominciare da qui:
www.ilballodisanvito.com/2006/09/09/morbo-di-morgellons/
e continuare sul blog italiano forse più autorevole in materia di Scie Chimiche con il Rapporto Staninger:
sciechimiche-zret.blogspot.com/2007/09/il-rapporto-staninger-prima-parte.html

sciechimiche-zret.blogspot.com/2007/09/il-rapporto-staninger-seconda-parte.html )


*** Modificazione del D.N.A. umano in modo da impedire un'evoluzione genetica e spirituale (ipotizzato da numerosi ricercatori, tra cui Tom Montalk).


*** Controllo del pensiero e del comportamento, attraverso soprattutto l'irradiazione di onde elettromagnetiche a bassa ed a bassissima frequenza (pressoché dimostrato).


*** Emanazione di energie sottili dannose, energie non rilevabili con le normali strumentazioni, ma in grado di aggredire il sistema bioenergetico degli esseri viventi (supposto).


*** Diffusione di nanomacchine negli organismi umani col fine di controllare, rintracciare, monitorare, manipolare mentalmente, per mezzo dell'emissione di impulsi elettromagnetici, interi gruppi umani. Forse queste nanomacchine potranno essere attivate quando le persone, in un futuro non lontano, saranno dotate di microprocessori sottocutanei (ipotesi che può sembrare inverosimile, ma, in realtà avvalorata da una serie di brevetti e dalla
produzione e diffusione di apparecchiature elettroniche volte al controllo degli individui.
Inoltre professori universitari italiani cominciano a sviluppare linee di ricerca che si occupano della cosiddetta "polvere intelligente" o "smart dust" che si basa proprio su uno spargimento omogeneo sul territorio).


*** Creazione di un ambiente atto alla proiezione di immagini olografiche in vista di una falsa invasione aliena o di un'altrettanto falsa Parousia del Cristo o di qualche altra figura religiosa (ventilato da qualche studioso e collegato al Progetto Bluebeam).


Per saperne di più:
sciechimiche-zret.blogspot.com

E ancora:

L'evento che cambierà per sempre il tuo modo di vivere e di pensare:

EUGENIO BENETAZZO in SCIE CHIMICHE E SIGNORAGGIO

La tua vita ed il tuo denaro sono una pura illusione. Un diabolico piano per indebitare, affamare ed ammalare il mondo con la compiacenza ed il silenzio di chi ci governa.

Domenica 28 Ottobre 2007 alle ore 17:00

Ingresso Libero

TEATRO DEL MARE
Viale Ceccarini, 12
RICCIONE (RN)


Con il Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Riccione

event promotion a cura di Rossi Comunicazione, in collaborazione con Macro Edizioni.

Scopri le altre tappe del tour a questo link.




domenica 23 settembre 2007

Charles Fort, chi era costui?


Vale la pena leggere questo capitolo su Charles Fort, estratto da "Il mattino dei maghi", famoso libro sul misterioso ed il fantastico, uscito nel 1963, in cui Powels e Bergier, gli autori, presentano una colorita rassegna di personaggi e fatti che sarebbe troppo lungo elencare.....

[wikipedia] "Il mattino dei maghi" è una raccolta di saggi di Louis Pauwels e Jacques Bergier. I due autori mescolano molto liberamente esoterismo (Pauwels fu discepolo di G. I. Gurdjieff), scienza e altre discipline per arrivare a scrivere una specie di trattato di storia alternativa dove le correnti esoteriche viaggiano da secoli in maniera sotterranea rispetto alla storia ufficiale. I due autori lanciarono in particolare il filone del Nazismo mistico come chiave di lettura dell'intero fenomeno hitleriano. Il fenomeno fu poi indagato (con maggiore rigore storico) da autori quali Giorgio Galli.

Credo che sia interessante sapere di questo sig. Fort. Qui si offre un punto di partenza per una visione alternativa e molto attuale sulla realtà, questa realtà molto più misteriosa di quanto i mezzi di distrazione di massa vogliono farci credere.



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Dove gli autori fanno il ritratto dello stravagante e me­raviglioso signor Fort. L’incendio del sanatorio delle coinci­denze esagerate. II signor Fort in preda alla conoscenza uni­versale. Quarantamila annotazioni sulle tempeste di pervin­che, le piogge di rane e i temporali di sangue. Il Libro dei Dannati. Un certo professar Kreyssler. Elogio e illustrazio­ne dell’intermediarismo. L’eremita del Bronx o il Rabelais cosmico. Dove gli autori visitano la cattedrale Sant’Altro­ve. Buon appetito, signor Fort!


C’era a New York, nel 1910, in un piccolo appartamento borghese di Bronx, un brav’uomo né giovane né vecchio, che assomigliava ad una foca timida. Si chiamava Charles Hoy Fort. Aveva mani rotonde e grasse, pancia e fianchi ma non collo, un grosso cranio semispennato, naso largo asiatico, occhiali di ferro e baffi alla Gurdjiev. Lo si sarebbe magari detto un professore menscevico. Non usciva mai se non per recarsi alla Biblioteca Municipale dove consultava una gran quantità di giornali, riviste e annali di tutti gli Stati e di tutte le epoche. Nel suo studio a forma di cilindro erano ammucchiate scatole da scarpe, vuote, e pile di periodici: 1’”American Almanach” del 1833, il “London Times”, an­nate1 1880-93, l’”Annual Record of Science”, venti annate del “Philosophical Magazine”, “Les Annales de la Société Entomologique de France”, la “Monthly Weather Review”, l’”Observatory”, il “Meteorological Journal”, ecc. Portava una visiera verde, e, quando sua moglie accendeva il for­nello per la colazione, andava a vedere in cucina se non ri-schiava di provocare un incendio. Era la sola cosa che irri­tasse la signora Fort, nata Anna Filan, che egli aveva spo­sato per la sua assoluta mancanza di curiosità intellettuale, che amava molto e da cui era teneramente amato.

Fino a trentaquattro anni Charles Fort, figlio di droghie­ri di Albany, aveva vivacchiato grazie ad un mediocre ta­lento di giornalista e ad una certa abilità nell’imbalsamare farfalle. Morti i genitori e venduta la drogheria, si era assi­curato piccole rendite che gli permettevano finalmente di abbandonarsi esclusivamente alla sua passione: accumulare appunti su fatti inverosimili e tuttavia accertati.


Pioggia rossa su Blankenberg, il 2 novembre 1819, piog­gia di fango in Tasmania, il 14 novembre 1902. Fiocchi di neve grandi come sottocoppe a Nashville, il 24 gennaio 1891. Pioggia di rane a Birmingham il 30 giugno 1892. Ae­roliti. Sfere di fuoco. Impronte di un animale favoloso nel Devonshire. Dischi volanti. Impronte di ventose su monta­gne. Macchine nel ciclo. Capricci di comete. Strane sparizio­ni. Cataclismi inspiegabili. Iscrizioni su meteoriti. Neve nera. Lune blu. Soli verdi. Temporali di sangue.

Accumulò cosi venticinquemila annotazioni ordinate in scatole di cartone. Fatti che appena menzionati erano rica­duti nella botola dell’indifferenza. Fatti, tuttavia. Egli chia­mava la sua raccolta “sanatorio delle coincidenze esagera­te”. Fatti di cui ci si rifiutava di parlare. Egli sentiva sali­re dai suoi schedari “un vero clamore di silenzio”. Aveva concepito una specie di tenerezza per quelle realtà incon­gruenti, scacciate dal campo della conoscenza, e a cui egli dava asilo nel suo povero studio di Bronx e che accarezzava schedandole. “Puttanelle, nani, gobbi, buffoni, e tuttavia la loro sfilata in casa mia avrà l’impressionante solidità delle cose che passano, e passano, e non smettono di passare.

Quando era stanco di fare la processione dei dati che la scienza ha creduto bene escludere (un iceberg volante si abbatte a pezzi su Rouen il 5 luglio 1853. Caravelle di viaggiatori celesti. Esseri alati a ottomila metri nel ciclo di Palermo il 30 novembre 1880. Ruote lumino­se nel mare. Piogge di zolfo, di carne. Resti di giganti in Scozia. Bare di piccoli esseri venuti da altrove fra le rocce di Edimburgo)... quando era stanco si riposava gio­cando da solo interminabili partite di super-scacchi, su una scacchiera di sua invenzione che aveva milleseicento caselle.

Poi, un giorno, Charles Hoy Fort si accorse che quella formidabile fatica non era assolutamente nulla. Inutilizzabi­le. Dubbia. Semplice occupazione di un maniaco. Intravide che non aveva fatto altro che segnare il passo sulla soglia di ciò che oscuramente cercava, che non aveva fatto nulla di ciò che realmente c’era da fare. Quella non era ricerca ma la sua caricatura. E lui che temeva tanto i rischi di un in­cendio gettò scatole e schede nel fuoco.

Aveva scoperto la sua vera natura. Quel maniaco dei ca­si particolari era un fanatico delle idee generali. Che cosa aveva inconsciamente cominciato a fare nel corso di quegli anni semisprecati? Raggomitolato in fondo alla sua grotta per farfalle e vecchie carte, egli si era in verità attaccato ad una delle grandi forze del secolo: la certezza che gli uomini civili hanno di sapere tutto sull’Universo in cui vivono. E perché si era nascosto, come se si vergognasse, il signor Charles Hoy Fort? Perché la minima allusione al fatto che possano esistere nell’Universo immensi campi dell’Ignoto tur­ba sgradevolmente gli uomini. Il signor Charles Hoy Fort, tutto sommato, si era comportato come un erotomane: con­serviamo segreti i nostri vizi, affinché la società non si in­furi, sapendo che lascia incolta la maggior parte delle terre della sessualità. Si trattava, ora, di passare dalla mania alla profezia, dal piacere solitario alla dichiarazione di princi­pio. Si trattava ormai di fare opera vera, cioè rivoluzionaria.

La conoscenza scientifica non è oggettiva. Come la civil­tà essa è una congiura. Si respinge una quantità di fatti per­ché disturberebbero i ragionamenti prestabiliti. Viviamo in un regime di inquisizione in cui l’arma più frequente­mente impiegata contro la realtà non conformista è il di­sprezzo accompagnato dallo scherno. In tali condizioni, che cos’è la conoscenza? “Nella topografia dell’intelligenza, si po­trebbe” dice Fort “definire la conoscenza come l’igno­ranza circondata dal riso.” Si dovrà dunque esigere un’ag­giunta alle libertà che la costituzione garantisce: la libertà di dubitare della scienza. Libertà di dubitare dell’evoluzio­ne- ( e se l’opera di Darwin fosse una finzione? ), della ro­tazione della Terra, dell’esistenza della velocità della luce, della gravitazione, ecc. Di tutto, salvo che dei fatti. Dei fatti non scelti, così come si presentano, nobili o no, bastardi o puri, coi loro cortei di bizzarrie e le loro concomitanze o incongrue. Non respingere nulla del reale: una scienza futu­ra scoprirà relazioni sconosciute tra i fatti che ci sembrano senza rapporto. La scienza ha bisogno di essere scossa da uno spirito avido, benché non credulo, nuovo, selvaggio. Il mondo ha bisogno di un’enciclopedia di fatti esclusi, di realtà condannate. Temo proprio che si debba dare alla nostra civiltà mondi nuovi in cui le rane bianche avranno diritto di vivere.

In otto anni la foca timida di Bronx si preparò ad im­parare tutte le arti e tutte le scienze, e a inventarne una mezza dozzina per conto suo. Preso dal delirio enciclope­dico, si accanisce in quel lavoro gigantesco che consiste non tanto nell’imparare quanto nell’acquistare coscienza della totalità del vivente. “Mi meravigliavo che ognuno potesse accontentarsi di essere romanziere, sarto, industriale o spaz­zino.”

Un vigile notturno sorveglia una mezza dozzina di lan­terne rosse in una via sbarrata. Ci sono lampioni a gas, lam-padari e finestre illuminate nel quartiere. Si sfregano fiammi-feri, si accendono semafori, un incendio è scoppiato, ci so­no insegne al neon e fari di automobili. Ma il vigile nottur­no si limita al suo piccolo sistema...

Nello stesso tempo riprende le sue ricerche sui fatti re­spinti, ma sistematicamente e sforzandosi di verificarli uno per uno con informazioni attinte a fonti diverse. Sottopo­ne la propria impresa ad un piano che abbraccia l’astrono­mia, la sociologia, la psicologia, la morfologia, la chimica, il magnetismo. Non fa più una collezione: tenta di fare il di­segno della rosa dei venti esterni, di fabbricare la bussola per la navigazione sugli oceani dell’altro lato, di ricostruire il puzzle dei mondi nascosti dietro questo mondo. Gli occorre ogni foglia che freme sull’albero immenso del fantastico: urli attraversano il ciclo di Napoli il 22 novembre 1821 ; pesci cadono dalle nuvole su Singapore nel 1861; in Indre-et-Loire, un 10 aprile, una cascata di foglie morte; col fulmi­ne, asce di pietra si abbattono su Sumatra; precipitazioni di materia vivente; Tamerlani dello spazio compiono rapimen­ti; relitti di mondi vaganti circolano sopra di noi... “Io so­no intelligente e cosi sono in forte contrasto con gli orto­dossi. Poiché non ho l’aristocratico disdegno di un conser­vatore newyorchese o di uno stregone esquimese, devo pur sforzarmi di concepire altri mondi...

La signora Fort non s’interessa assolutamente di tutto questo. Anzi è cosi indifferente che non si accorge della stravaganza. Egli non parla dei suoi studi, o soltanto a po­chi amici sbalorditi. Non ci tiene a vederli, scrive loro di quando in quando. “Ho l’impressione di abbandonarmi ad un vizio nuovo, raccomandato ai collezionisti di pec­cati inediti. All’inizio alcuni dei miei dati erano così ter­ribili o ridicoli che, solo a leggerli, venivano detestati o disprezzati. Ora va meglio; c’è un po’ di posto per la pietà.

I suoi occhi si stancano. Sta per diventare cieco. Inter­rompe e medita parecchi mesi nutrendosi soltanto di pane integrale e di formaggio. Rinfrancata la vista, comincia ad esporre la sua personale visione dell’universo, antidogmati­ca, e ad aprire l’altrui comprensione a gran colpi di umori­smo: “Qualche volta sorprendevo me stesso a non pensare ciò che preferivo credere”.

Progredendo nello studio delle diverse scienze aveva altrettanto progredito nella scoperta delle loro insufficienze. Bisogna demolirle alla base: è il cri­terio che non è buono. Bisogna ricominciare tutto rintroducendo i fatti esclusi, su cui egli accumulò una documentazio­ne ciclopica. Prima di tutto rintrodurli. Poi, se possibile, spiegarli. “Io non credo di fare un idolo dell’assurdo. Io penso che nei primi tentativi, non c’è mezzo di sapere che cosa in seguito sarà accettabile. Se uno dei pionieri della zoologia (che è da rifare) sentisse parlare di uccelli che spuntano sugli alberi, dovrebbe segnalare che ha sentito parlare di uccelli che spuntano sugli alberi. Poi dovrebbe occuparsi, ma soltanto allora, di passare al vaglio i dati di questo fatto.

Segnaliamo, segnaliamo, segnaliamo, un giorno finiremo per scoprire che qualche cosa ci ha fatto segno".

Bisogna rivedere le strutture stesse della conoscenza. Charles Hoy Fort sente fremere in sé numerose teorie che hanno, tutte, le ali dell’angelo del bizzarro. Vede la scienza come un’automobile molto perfezionata lanciata su un’autostrada. Ma, ai lati di quella meravigliosa pista di asfalto e neon, si estende un paese selvaggio, pieno di prodigi e di miste­ri. Stop. Guardate anche il paese in ampiezza. Deviate! Fa­te zig-zag! Bisogna dunque fare grandi gesti disordinati, clowneschi, come si fa per tentare di fermare un’automo­bile. Poco importa il rischio di passare per grottesco: è urgen­te. Il signor Charles Hoy Fort, eremita di Bronx, ritiene di dover compiere, il più presto e il più fortemente possibile, un certo numero di “buffonate” assolutamente necessarie. Convinto dell’importanza della propria missione e libera­tosi della sua documentazione, comincia a raccogliere in tre­cento pagine i suoi migliori esplosivi. “Consumatemi il tron­co di una sequoia, sfogliatemi pagine di scogliere di gesso, moltiplicatemi per mille e sostituite alla mia immodestia fu­tile una megalomania da Titano, allora soltanto potrò scrivere con l’ampiezza che il mio argomento richiede da me.

Compone la sua prima opera, II Libro dei Dannati, in cui, egli dice, è proposto “un certo numero di esperienze in materia di struttura della conoscenza”. Quest’opera apparve a New York nel 1919 e produsse una rivoluzione ne­gli ambienti intellettuali. Prima delle prime manifestazioni del dadaismo e del surrealismo, Charles Fort introduceva nella scienza ciò che Tzara, Breton e i loro discepoli avreb­bero introdotto nelle arti e nella letteratura: il rifiuto fiam­meggiante di giocare ad un gioco in cui tutti barano, la vio­lenta affermazione “che c’è altro”. Un enorme sforzo, non forse per pensare il reale nella sua totalità, ma per impe­dire che il reale sia pensato in modo falsamente coerente. Una rottura essenziale.

Io sono un tafano che irrita il cuoio della conoscenza per impedirle di dormire.

Il Libro dei Dannati? “Un ramo d’oro per i matti” dichiarò John Winterich. “Una delle mostruosità della let­teratura” scrisse Edmund Pearson. Per Ben HechtCharles Fort è l’apostolo della eccezione e il prete mistificatore dell’improbabile”. Martin Gardner, tuttavia, riconosce che “i suoi sarcasmi sono in armonia con le critiche più va­lide di Einstein e di Russel”. John W. Campbell assi­cura “che vi sono in quest’opera i germi di almeno sei scienze nuove”. “Leggere Charles Fort è cavalcare una co­meta” dichiara Maynard Shipley, e Teodore Dreiser vede in lui “la più grande personalità di scrittore dopo Edgar Poe”.

Solo nel 1955 il Libro dei Dannati fu pubblicato in Fran­cia, a cura mia e indubbiamente senza sufficiente diligenza. Nonostante l’eccellente traduzione e presentazione di Robert Benayoun, e un messaggio di Tiffany Thayer, presidente negli Stati Uniti della Società degli Amici di Charles Fort,! quest’opera straordinaria passò quasi inosservata. Ci con­solammo, Bergier e io, di questo insuccesso di uno dei no­stri più cari maestri, immaginandolo mentre si gode, dal fondo del super-mare dei Sargassi celesti, dove indubbia­mente risiede, questo clamore di silenzio che sale verso di lui dalla patria di Descartes.

1 Ed. des Deux-Rives, Parigi, Collezione “Lumière Interdite” diretta da Louis Pauwels. Dopo 11 Libro dei Dannati, Fort pubblicò, nel 1923, Terre nuove. Apparvero dopo la sua morte: Lo! nel 1931 e Talenti selvaggi nel 1932. Queste opere hanno una certa notorietà in America, in Inghilterra e in Australia.

Io attingo molte notizie dallo studio di Robert Benayoun. II signor Tiffany Thayer dichiara tra l’altro: “Le doti di Charles Fort af­fascinarono un gruppo di scrittori americani che decisero di continuare, in suo onore, l’attacco che egli aveva sferrato contro gli onnipotenti sacerdoti del nuovo dio: la Scienza, e contro tutte le forme di dogma. Con questo in­tento fu fondata la Società Charles Fort, il 26 gennaio 1931. “Fra i suoi fondatori erano Theodore Dreiser, Booth Tarkington, Ben Hecht, Harry Leon Wilson, John Cowper Powys, Alexander Woollcott, Burton Rascoe, Aaron Sussman, e il segretario sottoscritto, Tiffany Thayer.“

Charles Fort morì nel 1932, alla vigilia della pubblicazione della sua quarta opera, Talenti selvaggi. Le innumerevoli annotazioni che egli aveva raccolto nelle biblioteche di tutto il mondo usufruendo di una corrispondenza inter­nazionale, furono lasciate alla Società Charles Fort: esse costituiscono oggi il nucleo degli archivi di questa società che si arricchiscono ogni giorno grazie al contributo dei membri di quarantanove paesi, senza contare gli Stati Uniti, l’Alaska e le isole Hawaii.

La Società pubblica una rivista trimestrale ‘Doubt’ (II Dubbio). Questa rivista è anche una specie di camera di compensazione per tutti i fatti ‘ma­ledetti’, cioè quelli che la scienza ortodossa non può o non vuole accettare: per esempio, i dischi volanti. In effetti, le informazioni e le statistiche che la Società possiede su questo argomento costituiscono la raccolta più vec­chia, pili vasta e completa che esista. La rivista ‘Doubt’ pubblica anche le annotazioni di Fort.

Il nostro ex imbalsamatore di farfalle aveva orrore del fissa­to, del classificato, del definito. La scienza isola i fenomeni e le cose per osservarli. La grande idea di Charles Fort è che niente è isolabile. Ogni cosa isolata cessa di esistere. Un macaone succhia una violacciocca: è una farfalla più nettare di violacciocca; è una violacciocca meno l'appetito di una farfalla. Ogni definizione di una cosa in sé è un attentato contro la realtà.

"Fra le tribù cosidette selvagge i semplici di spirito sono oggetto di cure rispettose. Generalmente la definizione di una cosa in sé è riconosciuta come un segno di debolezza mentale. Tutti gli scienziati cominciano i loro studi con questo genere di definizione, e fra le nostre tri­bù gli scienziati sono oggetto di cure rispettose."

Ecco Charles Hoy Fort, collezionista dell'insolito, scri­ba di miracoli, impegnato in una formidabile riflessione Sulla riflessione. Perché è la struttura mentale dell'uomo civile che egli attacca. Non è più affatto d'accordo col moto­re a due tempi che alimenta il ragionamento moderno. Due tempi: il sì e il no, il positivo e il negativo. La conoscen­za e l'intelligenza moderne si basano su questo funziona­mento binario: giusto, falso; aperto, chiuso; vivo, morto; liquido, solido, ecc. Ciò che Fort esige contro Descartes è un punto di vista sul generale, partendo dal quale il parti­colare possa essere definito nei suoi rapporti con esso; par­tendo dal quale ogni cosa sia percepita come intermedia di un'altra cosa. Ciò che esige è una nuova struttura mentale capace di percepire come reali gli stati intermedi tra il sì e il no, il positivo e il negativo. Cioè un ragionamento che superi quello binario. Un terzo occhio dell'intelligenza, in certo senso. Per esprimere la visione di questo terzo occhio, il linguaggio, che è un prodotto del binario (una congiura, una limitazione organizzata), non è sufficiente. Occorre dunque a Fort utilizzare aggettivi bifronti, epiteti-Giano: "reale-irreale", "immateriale-materiale", "solubile-insolubile".

Un nostro amico, un giorno in cui Bergier e io eravamo a pranzo da lui, aveva inventato di sana pianta un grave professore austriaco, figlio di un albergatore di Magdeburgo all'insegna Dei Due Emisferi, di nome Kreyssler. Herr professor Kreyssler, su cui ci intrattenne a lungo, aveva de­dicato un'opera gigantesca alla rifusione del linguaggio occidentale. Il nostro amico progettava di pubblicare su una rivista seria uno studio su "II verbalismo di Kreyssler" e sarebbe stata una mistificazione utilissima. Dunque, Kreyssler aveva tentato di sciogliere il corsetto del linguag­gio affinchè potesse gonfiarsi finalmente degli stati interme­di trascurati nella nostra attuale struttura mentale.

Faccia­mo un esempio: il ritardo e l'anticipo. Come definirò il ri­tardo sull'anticipo che pensavo di prendere? Non esiste il termine. Kreyssler proponeva: Vatardo. E l'anticipo sul ri­tardo che avevo? Il rinticipo. Fin qui si tratta di "interme-dietà" del tempo.

Inoltriamoci negli stati psicologici. L'amo­re e l'odio. Se io amo senza generosità, non amando che me attraverso l'altro, così avviato verso l'odio, è amore? Non è che amodio. Se io odio il mio nemico, tuttavia non spez­zando il filo che tiene uniti tutti gli esseri, facendo il mio dovere di nemico ma conciliando odio e amore, non è odio, è l'ore.

Passiamo alle intermedietà fondamentali. Che cosa è morire e che cosa è vivere? Tanti stati intermedi che noi rifiutiamo di vedere! C'è il movivere, che non è vivere, che è soltanto impedirsi di morire. E c'è il vivere veramente, a dispetto del dover morire, che è il vìrìre.

Considerate in­fine gli stati della coscienza. Come la nostra coscienza on­deggia tra dormire e vegliare. Quante volte la mia coscien­za non fa che vomire: credere che essa vegli quando si ab­bandona al sonno! Dio voglia che, sapendosi così incline a dormire, essa tenti di vegliare, che è il dorigliare.

Il nostro amico aveva da poco letto Fort quando ci pre­sentò questo geniale scherzo. "In termini di metafisica" di­ce Fort "io penso che tutto ciò che comunemente si chia­ma 'esistenza' e che io chiamo intermedietà, è una quasi-e-sistenza, né reale né irreale, ma espressione di un tentati­vo che tende al reale o alla penetrazione di un'esistenza rea­le." Questa iniziativa è senza precedenti nei tempi moder­ni. Essa annuncia il grande mutamento di struttura dello spirito che le scoperte di certe realtà fisico-matematiche at­tualmente esigono. Al livello della particella, per esempio, il tempo circola contemporaneamente nei due sensi. Alcune equazioni sono nel medesimo tempo vere e false. La luce è contemporaneamente continua e spezzata.

"Ciò che si chiama Essere è il movimento: ogni movi­mento non è l'espressione di un equilibrio, ma di un tentativo di mettere in equilibrio o di equilibrio non raggiun­to. E il semplice fatto di essere si manifesta nella interme-dietà tra equilibrio e squilibrio."

Questo data dal 1919 e s'incontra con le riflessioni contemporanee di un fisico biologo come Jacques Ménétrier sull'inversione dell'entro­pia. "Tutti i fenomeni, nel nostro stato intermedio o qua-si-stato, rappresentano un tentativo verso l'organizzazio­ne, l'armonizzazione, l'individualizzazione, cioè un tenta­tivo di raggiungere la realtà. Ma ogni tentativo è messo in scacco dalla continuità, o dalle forze esterne, dai fatti esclu­si, contigui degli inclusi."

Questa è una anticipazione su una delle operazioni più astratte della fisica quantistica: la normalizzazione delle funzioni, operazione che consiste nel­lo stabilire la funzione che rappresenta un oggetto fisico in modo tale che ci sia una possibilità di ritrovare questo og­getto nell'universo intero.

"Io concepisco tutte le cose co­me occupanti dei gradi, delle tappe di serie tra la realtà e l'irrealtà."

Perciò poco importa a Fort di impadronirsi di questo o di quel fatto per incominciare a rappresentare la totalità. E perché scegliere un fatto che lascia tranquilla la ragione, piuttosto che un fatto inquietante? Perché esclu­dere? Per misurare un cerchio si può cominciare da qualsiasi punto.

Egli segnala, per esempio, l'esistenza di oggetti volanti. Ecco un insieme di fatti partendo dai quali si può cominciare ad afferrare la totalità. Ma, dice subito, "una tempesta di pervinche servirebbe altrettanto allo scopo".

"Io non sono un realista. Non sono un idealista. Sono un intermediarista."

Come farsi capire se si attacca la ra­dice della comprensione, la base stessa dello spirito? Per mezzo di una apparente eccentricità che è il linguaggio di urto del genio veramente centralista: egli va a cercare le sue immagini tanto più lontano quanto più è sicuro di ricondur-le al punto fisso e profondo della sua meditazione. In una certa misura, il nostro compare Charles Hoy Fort procede alla maniera di Rabelais. Fa fracasso con l'umorismo e con le immagini per risvegliare i morti.

"Io raccolgo annotazioni su tutti gli argomenti dotati di qualche diversità, come le deviazioni dalla concentricità nel cratere lunare Copernico, l'apparizione improvvisa di britannici di color rosso porpora, le meteore stazionarie, o la nascita improvvisa di capelli sulla testa calva di una mummia. Tuttavia il mio maggiore interesse non si rivolge ai fatti, ma ai rapporti tra i fatti. Io ho a lungo meditato sui sedicenti rapporti che si chiamano coincidenze. E se non ci fossero coincidenze? "

"Nei tempi passati, quando ero un ragazzaccio particolar­mente cattivo, mi si condannava a lavorare il sabato nella bottega paterna, dove dovevo staccare le etichette delle scatole di conserve concorrenti e incollare quelle dei miei genitori. Un giorno in cui avevo una vera e propria pirami­de di conserve di frutta e di legumi, non mi restavano più che etichette di pesche. Le incollai sulle scatole di pesche; quando arrivai alle albicocche, pensai: le albicocche non so­no forse pesche? E certe prugne non sono albicocche? Det­to fatto, mi misi spiritosamente o scientificamente a incol­lare etichette di pesche sulle scatole di prugne, di ciliege, di fagiolini e di piselli. Per quale motivo lo facevo? Non lo so ancora, non avendo ancora stabilito se ero uno scien­ziato o un umorista."

"Appare una nuova stella: fino a che punto differisce da certe gocce di origine ignota che sono state notate su una pianta di cotone dell'Oklahoma?"

"Ho in questo momento un esemplare di farfalla partico­larmente rumorosa: una sfinge-testa-di-morto. Squittisce come un topolino e il suono mi sembra vocale. Si dice del­la farfalla Kalima, che somiglia a una foglia morta, che imi­ta la foglia morta. Ma la sfinge-testa-di-morto imita le ossa? "

"Se non ci sono positive differenze, non è possibile defini­re qualcosa come positivamente diverso da un'altra cosa. Che cosa è una casa? Un fienile è una casa, a condizione che ci si viva. Ma se la residenza costituisce l'essenza di una ca­sa, piuttosto che lo stile architettonico, allora un nido di uccelli è una casa. Non serve di criterio il fatto che la occu­pi l'uomo, dato che i cani hanno la loro casa, né il materiale di cui è fatta, dato che gli èsquimesi hanno case di neve. E due cose così positivamente diverse come la Casa Bianca di Washington e il guscio di un granchio solitario si rivelano contigue."

"Isole di corallo bianco in un mare blu scuro.

"La loro apparente differenza, la loro apparente indivi­dualità o la differenza positiva che le separa, non sono che proiezione dello stesso fondo oceanico. La differenza tra terra e mare non è positiva. In ogni acqua c'è un po' di terra, in ogni terra c'è acqua. Cosicché tutte le apparenze so­no ingannevoli poiché fanno parte di uno stesso spettro. Il piede di un tavolo non ha nulla di positivo, non è che la proiezione di qualche cosa. E nessuno di noi è una persona poiché fisicamente noi siamo contigui di ciò che ci circonda, poiché psichicamente non ci giunge altro che l'espressione dei nostri rapporti con tutto ciò che ci circonda.

"La mia posizione è la seguente: tutte le cose che sem­brano avere un'identità individuale non sono che isole, proiezioni di un continente sottomarino e non hanno con­torni reali."

"Definirei bellezza ciò che sembra completo. L'incompleto o il mutilo è totalmente brutto. La Venere di Milo. Un bam­bino la troverebbe brutta. Se uno spirito puro l'immagina completa, diventerà bella. Una mano concepita in quanto mano può sembrare bella. Abbandonata su un campo di battaglia, non lo è più. Ma tutto ciò che ci circonda è una parte di qualche cosa, che è a sua volta parte di un'altra: in questo mondo non c'è niente di bello, solo le apparenze so­no intermedie tra la bellezza e la bruttezza. Solo l'universali­tà è completa, solo il completo è bello."

Il pensiero profondo del nostro maestro Fort è dunque l'u­nità che è sotto tutte le cose e sotto tutti i fenomeni. Ora, il pensiero colto del secolo XIX al suo termine pone dapper­tutto parentesi, e il nostro modo di ragionare, binario, non vede che la dualità. Ecco il folle-saggio di Bronx in rivolta contro la scienza esclusionista del suo tempo, e anche con­tro la struttura stessa della nostra intelligenza. Gli sembra necessaria un'altra forma d'intelligenza: un'intelligenza in certo modo mistica, sveglia alla presenza della totalità. Su questa base, egli suggerirà altri metodi di conoscenza. Per prepararci, procede con strappo, rotture delle nostre abitu­dini di pensare:

"Io vi manderò a cadere contro le porte che aprono su altro".

Tuttavia il signor Fort non è un idealista. Egli milita con­tro il nostro scarso realismo: noi rifiutiamo il reale quando è fantastico. Il signor Fort non predica una nuova reli­gione. Al contrario, egli si affretta ad alzare una barriera intorno alla sua dottrina per impedire agli spiriti deboli di entrare. Egli è convinto che "tutto sia in tutto", che l'uni­verso sia contenuto in un granello di sabbia. Ma questa cer­tezza metafisica non può brillare che al più alto livello della riflessione. Essa non potrebbe discendere al livello dell'oc­cultismo elementare senza diventare ridicola. Essa non po­trebbe permettere i deliri del pensiero analogico, così caro agli esoteristi equivoci, che spiegano incessantemente una cosa per mezzo dì un'altra cosa: la Bibbia coi numeri, l'ulti­ma guerra con la Grande Piramide, la Rivoluzione coi taroc­chi, il mio avvenire con gli astri, e che dappertutto vedono i segni di tutto.

"Probabilmente c'è un rapporto tra una rosa e un ippopotamo, tuttavia ad un giovane non verrà mai in mente di offrire alla fidanzata un mazzo di ippopo­tami."

Mark Twain, denunciando Io stesso vizio di pen­siero, diceva spiritosamente che si può spiegare La canzo­ne di Primavera con le Tavole della Legge poiché Mosè e Mendelssohn sono lo stesso nome: basta sostituire a osé: endelssohn. E Charles Fort torna alla carica con questo scherzo:

"Si può identificare un elefante ed un girasole: tutti e due hanno un lungo gambo. Non si può distinguere un cammello da un'arachide se non si considerano che le gobbe".

Tale è il brav'uomo, di solido e gaio sapere. Vediamo ora il suo pensiero assumere ampiezza cosmica.

E se la Terra stessa non fosse reale in quanto tale? Se essa non fosse che qualche cosa di intermedio nel cosmo?

Forse la Terra non è affatto indipendente, e la vita su di essa forse non è affatto indipendente da altre vite, da altre esistenze negli spazi...

Quarantamila annotazioni sulle piogge di ogni genere che si sono abbattute quaggiù, da tempo hanno indotto Charles Fort ad ammettere l'ipotesi che la maggior parte di esse non sia di origine terrestre.

"Propongo che si prenda in considerazione l'idea che di là dal nostro mondo ci sono altri continenti da cui cadono oggetti, proprio come dall'A­merica giungono in Europa relitti alla deriva."

Diciamolo immediatamente: Fort non è un ingenuo. Non crede a tutto. Soltanto insorge contro l'abitudine di negare a priori. Egli non indica col dito verità: da pugni per demo­lire l'edificio scientifico del suo tempo, costituito da veri­tà cosi parziali che somigliano a errori. Ride? È perché non vede per qual motivo lo sforzo umano verso la conoscenza non dovrebbe talvolta essere attraversato dal riso, che è anch'esso umano. Inventa? Sogna? Generalizza? Rabelais cosmico? Ne conviene. "Questo libro è una favola, come I Viaggi di Gulliver, l'Origine delle specie e, del resto, la Bibbia."

"Piogge e nevi nere, fiocchi di neve nera come giaietto. Scorie da fonderia cadono dal cielo nel mare della Scozia. Le si ritrovano in cosi grande quantità che il prodotto avreb­be potuto rappresentare la resa globale di tutte le fonderie del mondo. Penso ad un'isola vicino alla rotta commerciale transoceanica. Essa potrebbe ricevere molte volte l'anno de­triti provenienti dalle navi di passaggio." Perché non re­litti o scorie di navi interstellari?

Piogge di sostanza vivente, di materia gelatinosa, accom­pagnate da un forte odore di putrefazione. "Si ammetterà che negli spazi infiniti navigano vaste regioni vischiose e ge­latinose?". Si tratterebbe di carichi alimentari depositati nel cielo dai Grandi Viaggiatori di altri mondi? "Ho l'im­pressione che sopra le nostre teste una regione statica, in cui le forze di gravita e meteorologiche terrestri sono rela­tivamente inerti, riceva dall'esterno prodotti analoghi ai nostri."

Piogge di animali vivi: pesci, rane, tartarughe. Venuti da altrove? In questo caso anche gli esseri umani in un'e­poca remota possono essere venuti da altrove... A meno che non si trattasse di animali strappati alla terra da uragani, trombe d'aria, e deposti in una regione dello spazio dove non agisce la legge di gravita, una specie di frigorifero in cui i prodotti di quei rapimenti si conservano indefinita­mente. Tolti alla terra e, oltrepassata la parte che da su altro­ve, ammassati in un super-mare dei Sargassi del cielo.

"Gli oggetti sollevati dagli uragani possono essere entrati in una zona di sospensione situata sopra la Terra, galleg­giare lungo tempo l'uno accanto all'altro, infine cadere..."

"Voi avete i dati di fatto, fatene quello che vi piacerà..."

"Dove vanno le trombe d'aria, di che cosa sono fatte?..."

"Un super-mare dei Sargassi: relitti, detriti, vecchi cari­chi di naufragi interplanetari, oggetti gettati in quello che si chiama spazio dalle convulsioni dei pianeti vicini, resti del tempo degli Alessandri, dei Cesari e dei Napoleoni di Marte, di Giove e di Nettuno. Oggetti sollevati dai nostri cicloni: greggi e cavalli, elefanti, mosche, pterodattili e moas, foglie di alberi recenti o dell'epoca carbonifera, il tut­to tendente a dissolversi in poltiglie o in polveri omoge­nee, rosse, nere o gialle, tesori per paleontologi o archeolo­gi, accumulazioni secolari, possenti uragani dell'Egitto, del­la Grecia, dell'Assiria..."

"Cadono pietre col fulmine. I contadini hanno creduto alle meteoriti, la scienza ha escluso le meteoriti. I contadi­ni credono alle pietre di fulmine, la scienza esclude le pie­tre di fulmine. È inutile sottolineare che i contadini per­corrono la campagna mentre gli scienziati si chiudono nei loro laboratori e nelle loro sale per conferenze."

Pietre di fulmine tagliate. Pietre piene di impronte, di segni. E se altri mondi tentassero così e in altri modi di co­municare con noi, o almeno con alcuni di noi?

"Con una setta, forse una società segreta, o certi abitanti molto eso­terici di questa Terra?"

Ci sono migliaia e migliaia di te­stimonianze su questi tentativi di comunicazione. "La mia lunga esperienza della soppressione e dell'indifferenza mi fa pensare, prima ancora di entrare in argomento, che gli astronomi hanno visto quei mondi, che i meteorologi, gli scienziati, gli osservatori specializzati li hanno scorti varie volte. Ma il Sistema ne ha escluso tutti i dati."

Ricordiamo ancora una volta che egli scriveva questo in­torno al 1910. Oggi russi e americani costruiscono laboratori per lo studio dei messaggi che potrebbero esserci invia­ti da altri mondi.

E, forse, siamo stati visitati in un lontano passato? E se la paleontologia fosse falsa? E se le grandi ossa scoperte dagli scienziati esclusionisti del secolo XIX fossero state riunite arbitrariamente? Resti di esseri giganteschi, visita­tori occasionali del nostro pianeta? In fondo, che cosa ci obbliga a credere alla fauna preumana di cui ci parlano I paleontologi che non ne sanno più di noi?

"Benché io sia di natura ottimista e credula, ogni volta che visito il Museo Americano di Storia Naturale, il mio cinismo riprende il sopravvento nella sezione 'Fossili'. Ossa gigantesche, rico­struite in modo da fare dei dinosauri 'verosimili'. Al pia­no inferiore c'è una ricostruzione del 'Dodo'. È una vera immaginazione, e come tale presentata. Ma costruita con un tale amore, un tale desiderio di convincere..."

"Perché, se siamo stati visitati, non lo siamo più?" Intravedo una risposta semplice e immediatamente ac­cettabile:

"Se lo potessimo, educheremmo, civilizzeremmo maiali, oche, mucche? Saremmo così intelligenti da stabilire rela­zioni diplomatiche con una gallina che faccia le uova, allo scopo di trarre soddisfazione dal senso della sua compiu­tezza?

"Io credo che noi siamo dei beni immobili, accessori, bestiame.

"Penso che apparteniamo a qualche cosa. Che nel passa­to la Terra era una specie di no man's land (terra di nessuno) che altri mondi hanno esplorato, colonizzato, e se la sono disputata fra di loro.

"Attualmente, qualche cosa possiede la Terra e ne ha allontanato tutti i coloni. Niente ci è apparso che provenis­se da altrove manifestamente come un Cristoforo Colombo che sbarca a San Salvador o Hudson che risale il fiume che porta il suo nome. Ma quanto alle visite furtive rese al pianeta, ancor molto di recente, quanto ai viaggiatori, emissari provenienti forse da un altro mondo e che ci tengono molto ad evitarci, ne avremo prove convincenti.

"Intraprendendo questo lavoro mi sarà necessario tra­scurare a mia volta certi aspetti della realtà. Per esempio non vedo come trattare esaurientemente in un sol libro tutti gli usi possibili dell'umanità per un modo diverso di esi­stenza o anche giustificare la lusinghiera illusione che pre­tende che noi siamo utili a qualche cosa. Maiali, oche, muc­che devono prima di tutto scoprire che li si possiede, poi preoccuparsi di sapere perché li si possiede. Forse siamo utilizzabili, forse si è fatto un accordo tra più parti: qualche cosa ha su di noi diritto legale con la forza, dopo aver pa­gato, per ottenerlo, l'equivalente di pezzetti di vetro che il nostro proprietario precedente, più primitivo, chiedeva. E questa transazione è conosciuta da molti secoli da alcuni di noi, montoni-guida di un culto o di un ordine segreto, i cui membri, da schiavi di prima classe, ci dirigono secon­do le istruzioni ricevute e ci orientano verso la nostra mi­steriosa funzione.

"Nel passato, molto prima che il possesso legale fosse stato stabilito, gli abitanti di molti universi hanno atterra­to sul nostro suolo, vi sono saltati o venuti in volo, su na­vi o portati dalla deriva, spinti, tirati verso le nostre rive, isolati o anche a gruppi, visitandoci occasionalmente o periodicamente, a scopo di caccia, o di baratto, o di esplora­zione, forse anche per riempire i loro harem. Hanno fon­dato tra di noi le loro colonie, si sono perduti o hanno do­vuto ripartire. Popoli civili o primitivi, esseri o cose, for­me bianche, nere o gialle."

Non siamo soli, la Terra non è sola, "noi siamo tutti in­setti e topi, e soltanto espressioni diverse di un grande for­maggio universale" di cui percepiamo molto vagamente le fermentazioni e l'odore. Ci sono altri mondi dietro il no­stro, altre vite dietro ciò che chiamiamo la vita. Abolire le parentesi dell'esclusionismo per aprire le ipotesi dell'uni­tà fantastica. E tanto peggio se ci inganniamo, se, per esem­pio, disegniamo una carta dell'America su cui l'Hudson conducesse direttamente in Siberia; l'essenziale in questo mo­mento di rinascita dello spirito e dei metodi di conoscenza, è che sappiamo fermamente che le carte devono essere di­segnate di nuovo, che il mondo non è ciò che noi pensava­mo fosse, e che noi stessi dobbiamo divenire, in seno alla nostra propria coscienza, altro da quello che eravamo.

Altri mondi comunicano con la Terra. Vi sono le prove. Quelle che noi crediamo di vedere non sono forse quelle buone. Ma ci sono. Le impronte di ventose sulle montagne: prove? Non si sa. Ma esse sveglieranno la nostra mente che cercherà impronte migliori.

"Quelle impronte mi sembra simbolizzino la comunica­zione.

"Ma non mezzi di comunicazione fra abitanti della Ter­ra. Ho l'impressione che una forza esterna abbia impresso simboli sulle rocce del pianeta, e da una grandissima distan­za. Non penso che le impronte di ventose siano comunica­zioni incise fra differenti abitanti della Terra, perché appa­rirebbe inconcepibile che gli abitanti della Cina, della Sco­zia e dell'America abbiano tutti concepito lo stesso sistema. Le impronte di ventose sono segni impressi direttamente sulla roccia e fanno pensare irresistibilmente a ventose. A volte sono circondate da un cerchio, a volte da un semplice semicerchio. Se ne trovano virtualmente dappertutto, in Inghilterra, in Francia, in America, in Algeria, in Caucasia, in Palestina, dappertutto, tranne forse nell'estremo nord. In Cina le scogliere ne sono disseminate, Su una parete vi­cina al lago di Como c'è un labirinto di tali impronte. In Italia, in Spagna, nelle Indie si trovano in quantità incredibi­li. Supponiamo che una forza, diciamo analoga alla forza elet­trica, possa da lontano segnare le rocce come il selenio può a distanza di centinaia di chilometri essere impressionato dai telefotografi.

"Esploratori sperduti giunti da qualche parte. Si tenta, da qualche parte, di comunicare con essi, e messaggi fre­netici piovono a rovesci sul pianeta nella speranza che al­cuni si imprimano sulle rocce vicine agli esploratori sperdu­ti. O anche, in qualche parte della Terra c'è una superficie rocciosa di un tipo specialissimo, un ricevitore, una costru­zione polare, o una collina scoscesa e conica, sulla quale da secoli vengono a incidersi i messaggi di un altro mondo. Ma qualche volta quei messaggi si perdono e segnano pare­ti poste a migliaia di chilometri dal ricevitore. Forse le for­ze dissimulate dietro la storia del pianeta hanno lasciato sulle rocce della Palestina, dell'Inghilterra, della Cina e del­le Indie, archivi che un giorno saranno decifrati, o istru­zioni male indirizzate al recapito degli ordini esoterici, dei massoni, e dei gesuiti dello spazio."

Nessuna immagine sarà troppo folle, nessuna ipotesi troppo ampia: arieti per abbattere la fortezza. Ci sono macchine volanti, ci sono esploratori nello spazio. E se, passan­do, prelevassero a scopo di esame qualche organismo viven­te di quaggiù?

"Io credo che ci possano prelevare. Forse siamo molto apprezzati dai superghiottoni delle sfere superiori? Mi sen­to rapito pensando che, dopo tutto, posso essere utile a qualche cosa. Sono sicuro che molte reti sono state tirate nella nostra atmosfera e sono state identificate con trombe di aria o uragani. Credo che ci possano prelevare, ma non lo dico che di passaggio..."

Ecco toccate le profondità dell'inammissibile, mormora con tranquilla soddisfazione il nostro piccolo padre Charles Hoy Fort. Egli si toglie la visiera verde, si sfrega i grossi occhi affaticati, si liscia i baffi da foca e va a vedere in cu­cina se la buona moglie, Anna, facendo cuocere i fagioli rossi per il desinare, non rischi di dar fuoco alla baracca, ai cartoni, alle schede, al museo della coincidenza, al con­servatorio dell'improbabile, al salone degli artisti celesti, all'ufficio degli oggetti caduti, a quella biblioteca degli al­tri mondi, a quella cattedrale Sant'Altrove, allo scintillan­te, al favoloso costume di Follia che la Saggezza indossa. Anna, mia cara, spegnete dunque il fornello. Buon appeti­to, signor Fort.



Per approfondire:

- Charles Fort e la "società di studi fortiani";

- l'articolo "fortiano" da me tradotto "Ufo e Scie Chimiche"
(Attenzione, comprende Prima e Seconda parte!)



L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA



[New edit]
Mi dispiace di aver calcato un po' il dito..... sulle piaghe.
Di avere creato un po' di allarmismo.

E ALLORA.... un po' di SERENITA' con questo video che "embeddo" qui sotto.
Uno sketch umoristico, poiché l'Humor...
...si potrebbe anche considerare una GRANDE soluzione, forse l'unica, ai fastidiosi problemi e ai problematici fastidi di cui oggi mi è saltato di occuparmi.

"Buonasera, buonasera!
E benvenuti all'ennesimo appuntamento con il


Realismo Contemporaneo!"



(Avvertenza: Lasciate perdere l'altra videospazzatura che automaticamente entra nel menu in basso al video, quando finisce questo.)

Quando il gioco si fa duro.......


Attivismo sembra essere una opzione, quando tutto il resto s'infrange su muri di gomma o resta "wishful thinking".
Attivismo (come opposto a Passivismo) vuol dire anche semplicemente aprire la bocca in pubblico ed esprimere ciò che si ritiene importante esprimere.
Senza violenza o parolacce, perfino!

Però ci vuol cuore e fegato.
Ed anche una certa "resistenza elettrica"....
Si rischia, al giorno d'oggi, forse più che "ieri".

Cosa si rischia concretamente?

Un esempio di rischio immediato per il Coraggioso (uno studente dell'Università di Gainesville, Florida, di 21 anni) che osa prendere la parola ad una conferenza Q&A (domanda e risposta) con il senatore americano John Kerry e tenta di portare l'attenzione su "verità scomode" è illustrato dal video che segue.
Dopo aver messo in imbarazzo Kerry con 2 domande riguardanti i brogli con voto elettronico alle passate elezioni, e qualcosa riguardante l'impeachment di Bush, ... la terza domanda gli è fatale:

"Tu, John Kerry, sei membro della società segreta Skull And Bones?"
(sapete, quelli che pare siano implicati nel trafugamento del teschio di Geronimo dalla tomba?)

Non gliela fanno neppure ripetere!
Vedete il resto da soli....
Sappiate che ad un certo punto, quando lo studente grida:
"Don't taze me!" o "Don't tase me!".
Il verbo taze/tase significa usare un aggeggio elettrico sul corpo della vittima e dargli una scossa elettrica di non so quante centinaia di watt.


Della serie: se è tabù, non se ne parla.

Almeno negli U.s.a. la libertà di parola è un remoto ricordo.
E qui da noi?

Avvertenza: astenersi dalla visione se non si ha un po' di pelo nello stomaco.







SCIE CHIMICHE




"Ormai quasi tutti i giorni, volgendo lo sguardo al cielo non è raro osservare strane scie bianche che assomigliano lontanamente a quelle di normali aerei di linea.
Molto spesso queste scie si intersecano tra loro, formando reticolati di varie dimensioni che pian piano si trasformano in ammassi nebulosi che lentamente ricoprono i nostri cieli.
Lo spettacolo potrebbe sembrare molto suggestivo all'osservatore ignaro di quello che sta accadendo sulla propria testa, soprattutto durante un tramonto, quando le sostanze contenute nelle scie creano variopinti riflessi dei raggi solari.
Ma il punto è che le scie rilasciate da questi aerei, non ancora identificati, contengono sostanze nocive all'uomo e, soprattutto, non sono ancora chiari i motivi per cui queste operazioni vengono effettuate.
In altri paesi, come il Canada, molte persone si sono già mobilitate e hanno scoperto l'implicazione dei militari americani dietro questo progetto.
Le ipotesi, alcune terribili e quasi apocalittiche, sono svariate e in questo sito, grazie anche alla vostra collaborazione intendiamo discuterne nella maniera più approfondita possibile"....

www.sciechimiche.org

Volevo posporre l'argomento, anche questo non per i deboli di stomaco.....
Ma la copertura chimica dei cieli si sta così intensificando che... non so se ci sentiremo anche domani.....
O se com'è probabile oscureranno tutti i siti che informano su faccende MOLTO TABU' come le scie velenose.
Può darsi che l'intera rete venga oscurata, più prima che poi, a causa di divulgatori di verità non consentite.

"Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte!"

Saluto ricorrente di Truman Burbank (Jim Carrey)

THE TRUMAN SHOW di Peter Weir, 1998

venerdì 21 settembre 2007

zeitgeist - the movie

Sta riscuotendo sucesso un nuovo documentario solo-in-Internet dal titolo Zeitgeist, che elabora le teorie della cospirazione, collegando insieme il Cristianesimo, l'11 settembre e la Federal Reserve.
Seppure "un po' spinto" e spesso fuorviante [secondo alcuni commentatori, ndt], questo documentario riesce a catturare lo "spirito del tempo" - una cultura dove la verità e la realtà non sono assolute, ma prodotti della nostra stessa immaginazione.

Al link di sopra si può vedere l'intero film (1 ora e 56 minuti).

Ulteriori notizie intorno ad esso?

Wiki lo censura

NON AGGIUNGERE IL FILM DOCUMENTARIO. E' GIA' STATO ESAMINATO E CLASSIFICATO NON DEGNO DI NOTA PER WIKIPEDIA. SE VERRA' AGGIUNTO, SARA' RIMOSSO. GRAZIE.


Alcune parole sagge sui complotti








(Avvertenza: i materiali indicati sono QUASI tutti in inglese)



Grazie ad un link passatomi dal mio caro amico AndyB.,
" alcune parole sagge sui complotti".........


...ritrovo un filo d'indagine su ciò che ha catturato di + la mia attenzione negli ultimi 2 anni:

in una ricerca sulla possessione, l'esorcismo e la vera natura degli "esseri non-umani di altre dimensioni", sono passato a (diciamo.....) leggere, confrontare, ponderare gli articoli, i saggi, le opinioni di altri sull'argomento; e confrontarle con le mie esperienze dirette e le mie opinioni. Quale argomento?

Partendo dallo Gnosticismo (http://www.metahistory.org/ ) e da alcuni materiali come i documentari girati da Maya Deren ad Haiti negli anni '40 sui riti Voodoo (qui un breve "spot" un po' divulgativo che comprende spezzoni del film della Deren http://www.youtube.com/watch?v=Rw5TneDkjIg ) sono passato ad occuparmi attivamente di "cose misteriose e cmq invisibili" come gli alieni, le scie chimiche (o meglio, cosa ci sta dietro, le scie sono visibilissime!!! )..... e perché no tenere un occhio alla politica e alle mosse del "potere"...... tramite i mass-media....... e tenere d'occhio ANCHE tutte queste voci, tutti quegli autori (e quelli che canalizzano.....) che si occupano di 2012, profezie, alieni, complotti, cospirazioni, ritorno degli dei, nuovo ordine mondiale, ..... oh m'io d'io,! non lo dovevo nominare, ora mi indicizzano il sito e me lo monitorano....!!!! :-)
Ho già menzionato cospirazioni?

Beehhh, in questo caso " alcune parole sagge sui complotti" indica un articolo in inglese in cui si parla dell'incontro tra due personaggi ben conosciuti almeno negli U.s.a.:
Daniel Pinchbeck, autore di libri come "2012: il ritorno di Quetzalcoatl" e Whitley Strieber, un famoso addotto, colui che è interpretato da Christopher Walken nel film "Communion".
[[[Uéééh, è proprio un film che vi volevo consigliare da mesi......!!! scaricabile p2p]]]

Beh Daniel Pinchbeck è stato di recente intervistato in una rubrica radiofonica in U.s.a., "Dreamtime", presentata regolarmente da Whitley Strieber. E i 2 hanno litigato. Hanno dissentito fortemente su un punto...... che sarebbe.....

Beh PURTROPPO non ho tutto il tempo per raccontarvelo e/o per tradurlo in italiano................. vi posso solo mandare a leggere in inglese, SCUSANDOMI con tutti coloro che durano fatica a capirlo.

Il link all'articolo l'ho già messo. Contiene anche l'audio integrale dell'intervista radio!

DOPO sono capitato qui, in questo sito/forum http://www.realitysandwich.com/ dove Pinchbeck stesso commenta sull'episodio (anzi credo che il sito sia suo), ed è seguito da oltre 100 commenti di altra gente...... davvero interessanti, e infatti lo trovate QUI SOTTO, al primo posto tra "i + commentati" thread di discussione ( Alien Dreamtime: My Fight with Whitley Strieber ).
Lascio anche gli altri link, probabilmente altrettanto interessanti: Io mi son letto quello sulla Gnostalgia e l'ho trovato pure molto stimolante, NONCHé....... mi si chiude un cerchio di ricerca, in quanto, come ho detto prima, ero partito dallo Gnosticismo e adesso mi trovo a ripassarci!!!

CMQ il topic del presente post è l'argomento della questione che è scoppiata tra Daniel Pinchbeck e Whitley Strieber, e su quello desideravo mettere enfasi.

Nell'intervista, Pinchbeck non era d'accordo sui pronostici negativi di Strieber riguardo, tra le altre cose, ad una "morte planetaria". Pur non conoscendo bene quanto sostiene Strieber in particolare, non credo si discosti molto da quello che qui chiamiamo "visione negativa" degli alieni, anche detta "ipotesi monopolare", secondo cui gli alieni sono tutti cattivi e quindi (tramite abductions e chissà cos'altro) l'umanità finirà male. Corrado Malanga, dalle nostre parti, afferma cose analoghe. Ma Strieber sostiene di essere in contatto con loro e di riceverne consiglio....
La tesi di Pinchbeck era invece che "non si può mai sapere di sicuro cosa accadrà nel futuro, che i nostri pensieri creano la realtà, cosicché promuovere scenari futuri negativi invece di altri più positivi e salutari è da irresponsabili, specialmente quando si hanno mezzi che raggiungono un vasto pubblico, come Whitley Steiber". Da qui l'intervista si è "deteriorata", con Pinchbeck che speculava che Strieber sarebbe sotto l'influenza negativa degli alieni Grigi (o del Demiurgo che Rudolf Steiner chiamava Arimane), con conseguente offendersi da parte di Strieber; eccetera.

Beh qualcosa ho dunque tradotto alla fine, ma adesso.... go on by yourself.
Grazie dell'attenzione.

Most commented in
http://www.realitysandwich.com/ :