domenica 22 febbraio 2009

I misteri del Buddismo Tantrico



Aloha, ecco qui la traduzione italiana di una piccola parte dell'"Ombra del Dalai Lama" (abbiamo cominciato a parlarne qui), per l'esattezza il capitolo 11, dove vien fuori cosa c'entra Giordano Bruno con il capo spirituale e politico tibetano. Sono stato portato ad interessarmi di questi argomenti per motivi non del tutto razionali, ma piuttosto seguendo i segnali di qualcuna delle guide che la vita mi mette davanti ogni momento sotto qualunque forma.

La parte finale di questo stesso capitolo 11 (detta Epilogo) è stata già pubblicata in precedenza --link qui-- perché mi pareva che riassumesse un po' la tesi dei Trimondi rispetto al Dalai Lama e al senso e scopo della sua religione.

Qui sotto si scende un po' nel dettaglio e ... i Trimondi in questo capitolo (ripeto, di un'opera ben più vasta) citano ampiamente Giordano Bruno sia come esperto di magia rinascimentale sia come precursore, nel "De vinculis" (che viene paragonato per spessore e tematiche al più famoso "Il principe" di Niccolò Machiavelli), degli studi sui meccanismi umani e su come essi vengono sfruttati da gente senza scrupoli per instaurare e mantenere il proprio potere sugli altri. Si tratta in pratica di questo: sia nel "De Vinculis" di Bruno, sia nello studio critico di Ioan Culiano sugli aspetti magici di Giordano Bruno, "Eros e magia nel Rinascimento" (Ioan Culiano, Eros and magic in the Renaissance, 1987) viene fuori come per "il mago" sia fondamentale:

"...capire l’anima e a sondarne le possibilità latenti. Tale comprensione, che più che una scienza è un’arte a causa dell’abilità di cui bisogna dar prova per sorprendere i segreti del poco noto paese in cui viaggia l’intelletto, rappresenta il postulato di tutte le operazioni fantastiche del Rinascimento : l’eros, l’Arte della memoria, la magia, l’alchimia e la cabala pratica[Couliano 1987: pag.19]
Per tutto l'articolo "Leggi Tutto".


Nei dettagli..... ecco come un "manipolatore" rinascimentale agirebbe per aver potere sulla sua "vittima".... e se ciò si può applicare alla religione misterica detta Buddhismo Tantrico.
In particolare, in questo capitolo, la tesi in sintesi dei Trimondi, come si legge più avanti, è la seguente:

"Il mistero del Buddismo Tantrico consiste nella manipolazione di amore erotico in modo da realizzare il potere androcentrico universale".

Che vuol dire potere androcentrico?
Potere maschile. Sarà vero?
Non resta che leggere a vostro rischio,
PoP



Da:
"The Shadow of the Dalai Lama"
di Victor & Victoria Trimondi




Capitolo 11

La manipolazione dell'amore erotico




In questo capitolo vogliamo presentare al lettore uno spettacolare parallelo europeo alla fondamentale idea tantrica che l'amore erotico e la sessualità possono essere trasformati in potere materiale e spirituale. Si parla di alcune tesi, fino ad ora scarsamente considerate, di Giordano Bruno (1548-1600).


All'età di 15 anni Giordano Bruno, nato a Nola, in Italia, entrò nell'ordine dei Domenicani. Però nuovi interessi nelle ultime scoperte scientifiche e il fascino dell'esoterismo ellenico lo portarono ad abbandonare presto quest'ordine, una mossa molto coraggiosa per quei tempi.
D'allora in poi iniziò una vita da eretico di strada che lo condusse sulle strade di tutta Europa. Ciononostante, l'ex-monaco, inquieto e ingegnoso, scrisse e pubblicò numerose opere rivoluzionarie in cui prese una distanza critica dai dogmi della chiesa su molti temi.

Il fatto che Bruno si fece paladino di molte idee di una visione moderna del mondo che emergeva a quei tempi, specialmente il sistema copernicano, lo rese un eroe del nuovo per tutta la sua vita.

Quando fu condannato per eresia dall'Inquisizione nel 1600 e bruciato sul rogo in Campo dei Fiori a Roma, l'intellighentia europea lo proclamò il più grande "martire della scienza moderna". Quest'immagine gli è rimasta fino al giorno d'oggi.
Ma quest'idea non è pienamente giustificata; Giordano Bruno era molto più interessato alle idee esoteriche dell'antichità e all'occultismo di quei tempi che alla moderna ricerca scientifica. Quasi tutte le sue opere riguardano temi magici, mistici e di mitologia.



Questo eccentrico e dinamico filosofo del Rinascimento, come i Tantrici indiani, era convinto che l'intero universo fosse tenuto insieme dall'amore erotico. L'amore in tutte le sue varianti dominerebbe il mondo dalla natura fisica ai cieli metafisici, dalla sessualità all'amore dei mistici; esso "porta sia alla [sessualità] animale sia all'intelletto e si chiama divino [misticismo]" (citato da Samsonow, 1995, p. 174).
[Memoria, aus: Elisabeth von Samsonow (Hg.), Giordano Bruno, Diederichs, S.16f, München 1995]

Bruno estese il termine Eros fino ad abbracciare in definitiva tutte le emozioni umane e lo descrisse in termini generali come la forza primordiale che lega, o meglio - come dice lui - "incatena" tramite l'affetto. "Il legame più potente di tutti è... l'amore". (citato da Samsonow, 1995, p. 224).

L'amante è incatenato al proprio amato. Ma non c'è bisogno che si applichi anche il contrario; l'amato stesso non deve necessariamente amare. Questa definizione di amore come "catena" rese possibile a Bruno di vedere anche l'odio come modo d'espressione dell'amore erotico, poiché chi odia è "incatenato" all'odiato, proprio come l'amante alla'amato.
(Per illustrare meglio i paralleli tra la filosofia di Bruno ed il Tantrismo, di seguito parleremo dell'amante come femminile piuttosto che come maschile; ma Bruno usava il termine in modo generico per maschi e femmine).

Secondo Bruno, "la capacità d'incatenare" è anche la caratteristica principale della magia; un mago si comporta come un illusionista, quando lega la sua vittima (sia un umano che uno spirito) a sé con l'amore.
"Abbiamo parlato della magia naturale, abbiamo descritto fino a che punto tutte le catene si relazionano alla catena dell'amore o sorgono in essa" (citato da Samsonow, 1995, p. 213).

Più di tutto, l'amore lega le persone, e ciò gli dà qualcosa di demonico, specialmente se sfruttato da un partner a svantaggio dell'altro.

"Per quanto riguarda tutti coloro che si dedicano alla filosofia o alla magia, è del tutto evidente che il massimo legame appartiene all'amore erotico; ecco perché i platonici chiamarono l'amore il Grande Demone, daemon magnus" (citato da Couliano, 1987, p. 91).

Ora, come funziona questa magia erotica? Secondo Bruno un coinvolgimento erotico/magico fa sorgere tra gli amanti una "rete" di affetti, sentimenti e stati d'animo.
Questa rete è intrecciata da sottili "fili di affetto", ed in questo è quanto mai vincolante. (Ricordiamo che il termine sanscrito "tantra" significa tessuto o rete).
La rete (la rete erotica) si può esprimere in una relazione sessuale (mediante la dipendenza sessuale) ma nella maggioranza dei casi il potere di legare è rafforzato dal fatto che è di natura psicologica.
Ogni forma d'amore incatena alla sua maniera.
"Quest'amore "dice Bruno, "è unico, è una catena che rende tutto uno" (citato da Samsonow, 1995, p. 180).

Si può controllare chi si lega a se stessi, in quanto "mediante tale catena, l'amante viene rapito, così da voler essere trasferito all'amato" scrive Bruno (citato da Samsonow, 1995, p. 181).
Di conseguenza, il vero mago è l'amato, che ruba l'energia erotica dell'amante per accumulare il proprio potere. Egli trasforma l'amore in potere, è un manipolatore dell'amore erotico.

[nota: G. Bruno cerca di descrivere questo processo di trasformazione nel suo testo "De vinculis in genere" (1591).]


Vedremo presto come, anche se il manipolatore di Bruno non è letteralmente un tantrico, la seconda parte della definizione con cui abbiamo iniziato questo studio pare ancora calzare:

***

Il mistero del Buddismo Tantrico consiste nella manipolazione di amore erotico, in modo da realizzare il potere androcentrico universale.

***

Bruno si riferisce al manipolatore come a un "cacciatore di anime". Quest'ultimo può raggiungere il cuore dell'amante tramite i sensi: la vista, l'udito, lo spirito, l'immaginazione [di lei], incatenandola così a lui. Lui la può guardare, sorriderle, tenerle la mano, riempirla di complimenti adulatori, dormire con lei, o influenzarla tramite il suo potere d'immaginazione.
"Nell'incatenare, "dice Bruno,"ci sono 4 movimenti. Il primo è la penetrazione o inserimento; il secondo è l'attacco della catena, il terzo è l'attrazione, il quarto la connessione, noto anche come godimento.... Quindi l'amante, vuole penetrare completamente l'amato con la lingua, la bocca, gli occhi, ecc." (citato da Samsonow, 1995, pp. 171).

Cioé, l'amante non solo permette di essere incatenata, ma deve anche sperimentare il massimo desiderio per questo legame. Questa bramosia deve crescere al punto che lei vuole offrire se stessa ed il suo essere al manipolatore amato e vorrebbe "scomparire in lui". Questo dà al manipolatore potere assoluto sull'incatenata.

Il manipolatore evoca tutte le modalità d'illusione nella consapevolezza della sua vittima d'amore e ne stuzzica le emozioni e desideri. Apre il cuore dell'amante e può prendere possesso della persona così "ferita".
Domina le emozioni estranee e "possiede mezzi per forgiare le catene che vuole: speranza, compassione, paura, amore, odio, indignazione, rabbia, gioia, pazienza, sdegno per la vita e per la morte", scrive Ioan P. Culiano nel suo libro "Eros e magia nel Rinascimento" (Eros and magic in the Renaissance, Couliano, 1987, p. 94).
Ma l'incantesimo magico messo in atto non può mai avvenire senza la manifesta volontà della persona incantata. In contrasto, il manipolatore deve sempre risvegliare nella vittima la suggestione che tutto sta accadendo per il suo esclusivo interesse. Egli crea la totale illusione che l'amante sia il prescelto, che sia una persona indipendente che segue la propria volontà.

Bruno cita anche un metodo indiretto di acquisire influenza, in cui l'amante ignora del tutto di essere manipolata. In tal caso, il manipolatore fa uso di "potenti esseri invisibili, demoni ed eroi", che egli congiura con incantesimi magici (mantra) per raggiungere lo scopo prefisso con il loro aiuto (Couliano, 1987, p. 88).

Dalle citazioni che seguono apprendiamo come questi spiriti lavorano per il manipolatore: essi non necessitano "né di voce né di bisbiglio, ma penetrano i sensi interiori [dell'amante] come descritto. Così non solo producono sogni e voci da sentire e cose da vedere; al risveglio provocano anche certi pensieri che vengono riconosciuti come verità e che difficilmente possono essere riconosciuti come provenienti da qualcun altro" (Samsonow, 1995, p. 140).
In tal modo l'amante crede di agire di sua volontà, mentre di fatto viene guidata e controllata mediante lusinghe di natura magica.


Il manipolatore stesso può non sottostare ad alcuna inclinazione magica. Come yogi tantrico, egli deve tenere completamente sotto controllo, dall'inizio alla fine, i propri sentimenti. Per tale ragione, un ben sviluppato egocentrismo è una necessaria caratteristica per il bravo manipolatore. Gli è permesso un solo amore: il narcisismo (philautia); secondo Bruno solo una ristretta elite possiede la capacità richiesta, poiché la maggior parte della gente si arrende a emozioni incontrollate. Il manipolatore deve tenere completamente a freno la sua fantasia: "Attenzione, "lo ammonisce Bruno, "a non trasformarti tu stesso da manipolatore a strumento dei fantasmi" (citato da Couliano, 1987, p. 92). Un vero mago europeo deve, come i suoi colleghi orientali (i Siddha), riuscire "ad arrangiare, correggere e fornire fantasie, per creare i diversi tipi a seconda della sua volontà" (Couliano, 1987, p. 92).

Egli non deve sviluppare alcun sentimento reciproco per l'amante, ma deve far finta di averne, poiché, come dice Bruno, "le catene dell'amore, amicizia, buona volontà, favore, bramosia, carità, compassione, desiderio, passione, avarizia ecc. scompaiono del tutto se non sono supportate dalla reciprocità. Da qui viene il detto 'l'amore, senza amore, muore' " (citato da Samsonow, 1995, p. 181).
L'intento di tale affermazione è completamente cinico, in quanto il manipolatore non ha alcun interesse nel rendere reciproco l'amore erotico dell'amante, ma piuttosto simula una tale reciprocità.

Ma perché l'inganno funzioni, il manipolatore non deve restare completamente freddo. Deve conoscere, con la propria esperienza, i sentimenti ch'egli evoca nell'amante, e mai arrendersi egli stesso ad essi: "Egli deve anche saper infiammare, con i suoi meccanismi fantasmici, delle formidabili passioni, a condizione che egli sia distaccato da tali passioni. Perché non c'è modo di stregare altri che sperimentando in se stessi le cose che si desidera produrre nella vittima" (Couliano, 1987, p. 102).
L'evocazione delle passioni senza caderne preda è, sappiamo, più o meno il leitmotiv del tantrismo.


L'aspetto più strabiliante della tesi di Giordano Bruno sulla manipolazione, comunque, consiste nel fatto che, come nel Vajrayana, egli nomina la ritenzione del seme come potente strumento di controllo che il mago deve padroneggiare, poiché "mediante l'espulsione del seme le catene [dell'amore] vengono allentate; mediante la ritenzione, invece, rafforzate" (citato da Samsonow, 1995, p. 175).
In un passaggio successivo possiamo leggere: "Se questo [il seme virile] viene espulso da una parte appropriata, la forza delle catene è ridotta in modo corrispondente" (citato da Samsonow, 1995, p. 175). Oppure il contrario: una persona che trattiene il seme rafforza in questo modo il legame erotico dell'amante.

L'idea di Bruno che ci sia una corrispondenza tra l'amore erotico ed il potere è dunque in accordo con il dogma tantrico anche sulla questione della gnosi dello sperma. La sua teoria sulla manipolazione dell'amore offre un approfondimento psicologico di valore nell'animo dell'amante e del manipolatore amato.

Ci aiuta anche a capire perché le donne stesse si arrendono agli yogi buddhisti e cosa viene messo in gioco nel loro mondo emotivo, durante i rituali. Come abbiamo già indicato, quest'argomento è stato completamente soppresso, nelle discussioni sul tantra.

Ma Bruno ci si rivolge apertamente e in modo cinico; ciò che viene manipolato è il cuore dell'amante. Per il manipolatore (o per lo yogi) l'effetto è dunque più grande, quanto più la sua "karma mudra" [la sua yogini] si arrende a lui.


L'opera di Bruno "De vinculis in genere" [Sui vincoli in generale] (1591) può essere paragonato, in termini di cinismo e approccio diretto, solo con "Il principe" di Machiavelli (1513). Couliano giustamente indica che come il Machiavelli esamina la manipolazione politica, così Bruno esamina quella psicologica. Dunque non è tanto di amore nella coppia, di cui si parla, quanto di amore erotico nelle masse. Culiano afferma che questa è l'intenzione di Bruno: che le masse servono al manipolatore come "catena". L'ex-monaco di Nola riconosce "l'amore" manipolato come un potente strumento di controllo per la seduzione delle masse. Quindi la sua teoria contribuisce molto alla comprensione dell'attrazione seduttiva che i dittatori e i pontefici esercitano sulla gente che li ama. Questo rende attuale l'opera di Bruno, nonostante il suo contenuto cinico.

Le osservazioni di Bruno su "l'amore erotico come catena" sono essenzialmente tantriche. Come nel Vajrayana, riguardano la manipolazione erotica allo scopo di produrre potere spirituale e mondano. Bruno riconosce che l'amore in senso lato è "l'elisir della vita"; questo rende possibile la creazione e il mantenimento delle istituzioni di potere guidate da una persona (come il Papa, il Dalai Lama o, per esempio, un "amato" dittatore). Per quanto possa esser forte l'amore, se resta a senso unico, esso è manipolabile nella persona dell'"amante". Certamente, più forte diventa, più facilmente può essere usato o "usato male" per scopi di potere (da parte dell'"amato").

Il fatto che il Tantrismo si concentri di più sulla sessualità che sulle forme più sottili di amore erotico non cambia niente su questo principio di "sfruttamento erotico". La manipolazione di forme più sottili d'amore, come lo sguardo (Carya Tantra), il sorriso (Kriya Tantra), il tocco (Yoga Tantra) sono note anche nel Varjayana. Così, anche nel Buddhismo Tantrico, come in ogni istituzione religiosa, "l'amore spirituale" dei suoi credenti è un'energia vitale senza la quale (l'istituzione) non potrebbe esistere.

Nella parte seguente di questo studio dovremo dimostrare come il leader tibetano dei Buddhisti, il Dalai Lama, riesce a legare a sé sempre più credenti occidentali con le "catene dell'amore".

Nel libro che abbiamo citato [I. P. Couliano, "Eros e magia nel Rinascimento" (tit. orig. Eros et magie à la Renaissance. Paris, Flammarion, 1984) Milano, Il Saggiatore, 1991., n.d.t.], Couliano esprime l'opinione che tramite i mass media l'Occidente sia già stato intrappolato in tale "rete erotica" manipolabile.

Alla fine della sua analisi del trattato di Bruno sul potere, Couliano conclude: "E poiché le relazioni tra gli individui sono controllate da criteri 'erotici', nel senso più lato dell'aggettivo, a tutti i livelli la società in se stessa non è altro che magia applicata. Tutti gli esseri inconsapevolmente a causa della maniera in cui il mondo è costruito, si ritrovano in un luogo intermedio 'inter-soggettivo' e prendono parte a un processo magico. Il manipolatore è l'unico che, avendo compreso il meccanismo nel suo insieme, è dapprima un osservatore delle relazioni inter-soggettive, e al tempo stesso acquisisce quella conoscenza di cui s'approfitterà in seguito" (Couliano, 1987, p. 103).

Culiano non risponde alla domanda su chi effettivamente questo manipolatore potrebbe essere. Ma nella seconda parte di questa nostra analisi sarà necessario discutere se il Dalai Lama, con il suo messaggio d'amore diffuso in tutto il mondo, il suo potere esteso sulla "rete"[!] dei media occidentali, e le sue tecniche sessuali magiche del Kalachakra Tantra corrispondano ai criteri di mago nel senso di Giordano Bruno.

(continua nell')
EPILOGO ALLA PARTE PRIMA
(già pubblicato)

Il Buddhismo tibetano deve il suo successo per la maggior parte, in Occidente, a due fatti: primo, il fascino e il modo brillante con cui si presenta il 14° Dalai Lama; e secondo, la promessa di guidare la gente all'illuminazione.
Sebbene la via tantrica all'illuminazione implica esplicitamente una dissoluzione dell'ego,
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venerdì 20 febbraio 2009

Uso della "ginergia" nel tantrismo tibetano

"Ginergia"?
Intendo energia femminile.



Epilogo alla prima parte di:
"The Shadow of the Dalai Lama"
di Victor & Victoria Trimondi



[ estratto della parte finale del Capitolo 11 "La manipolazione dell'amore erotico"]

* * * * * *

[....]
Il Buddhismo tibetano deve il suo successo per la maggior parte, in Occidente, a due fatti: primo, il fascino e il modo brillante con cui si presenta il 14° Dalai Lama; e secondo, la promessa di guidare la gente all'illuminazione.

Sebbene la via tantrica all'illuminazione implica esplicitamente una dissoluzione dell'ego, all'inizio ci si rivolge all'io dello studente.

"Io desidero vincere il fatto che la mia esistenza terrena è senza senso e procura sofferenza. Io desidero sperimentare la liberazione dal samsara (il mondo dell'illusione)".

Quando un sadhaka occidentale è preparato a sacrificare il suo 'piccolo sé', egli di certo non ha ancora la stessa comprensione che hanno i lama del 'più grande sé' (il sé superiore della coscienza di Buddha) che la filosofia e le pratiche tantriche del Vajrayana gli offrono come meta spirituale.
Gli occidentali credono ancora che la coscienza illuminata abbia ancora a che fare con un sé.
In contrasto, un insegnante di Buddhismo tantrico sa che l'identità individuale dello studente sarà completamente estinta e sostituita da un esercito di dei strettamente codificato e culturalmente ancorato [alla mitologia tibetana].

Sono i Buddha, gli heruka, i bodhisattva, le divinità, i demoni (dharmapalas) tibetani, ed i rappresentanti delle specifiche discendenze di un guru a prendere il posto della coscienza individuale dello studente.
Così occorre ottenere l'impressione che un "club esclusivo" di esseri sovrannaturali, per quanto culturalmente legati [alla mitologia tibetana], (Buddha, bodhisattva, dei, ecc.) sia riuscito a sopravvivere attraverso i tempi, occupando nuovi corpi umani (fin quando questi ultimi non sono consumati). Il Buddhismo tibetano non mira all'illuminazione degli individui, ma piuttosto alla continuazione dell'esistenza di una cultura di super-uomini (yogi, dei) in forma di gente posseduta (gli studenti).
Si tratta qui di perpetuare una casta di preti che non ha bisogno di morire in quanto può ancora e ancora incarnarsi nei corpi umani dei suoi seguaci. Questa casta e le sue divinità sono considerate sacrosante. Vivono al di là di qualunque critica. I loro simboli, le loro azioni e la loro storia sono stabiliti come esemplari; sono l'eredità culturale che non può essere analizzata, ma dev'essere presa per fede cieca dai suoi credenti.

Per tali ragioni tutta la promessa dell'illuminazione del Buddhismo tibetano forma una trappola con cui intimi desideri religiosi possono essere usati per spingere avanti magicamente gli scopi politico-religiosi del clero monastico.
(Qui non discuteremo se questo sia veramente possibile; ma piuttosto stiamo parlando delle intenzioni del sistema Lamaista).
Ciò corrisponde esattamente a quanto il filosofo del Rinascimento Giordano Bruno descrive come "manipolazione".

[vedremo in seguito i dettagli di ciò, e come Giordano Bruno nel Rinascimento aveva lucidamente visto questo in varie forme di potere manipolatorio].

Ricordiamo che Bruno ha indicato che un maestro manipolatore non può parlare delle sue effettive intenzioni di potere politico.
Invece, egli adula l'ego di colui/colei che manipola (cioé l'ego delle masse), in modo che quest'ultimo crede sempre di star seguendo solamente il proprio interesse e ricercando i suoi scopi completamente personali; ma in verità egli sta esaudendo i desideri e gli scopi del manipolatore (senza saperlo).
Applicato al Dalai Lama e alla sua religione, ciò significa che le persone praticano il Buddhismo tibetano perché sperano nell'illuminazione (la liberazione dalla sofferenza personale), ma in realtà diventano agenti del Lamaismo politico e degli dei tibetani che ci stanno dietro. Dunque il Dalai Lama è un esempio particolarmente calzante di un "manipolatore" nel senso in cui lo descrive Bruno.

Se la gente viene usata per servire come veicolo agli dei tibetani, allora l'energia che potenzia direttamente il motore mistico-politico del sistema Lamaista consiste di sessualità sacra, in particolare sfrutta la "ginergia" della donna come carburante.
Il Buddhismo tibetano è una religione misterica ed i suoi misteri sono la forza trainante che sta dietro alle sue decisioni politiche. Ridotto in formula concisa, significa che la sessualità, attraverso il misticismo, viene trasformata in potere [maschile!].

* * * * *

"stay tuned", continua...

love u madly,
PoP

L'ombra del Dalai Lama

Cosa c'entra, direte, Giordano Bruno con il Dalai Lama?



Esiste un libro, "L'ombra del Dalai Lama", scritto da Victor e Victoria Trimondi (ex-buddisti e conoscenti personali del Dalai Lama) che prende in esame gli aspetti oscuri e magici della figura del leader religioso tibetano.
Il libro è pubblicato in tedesco e ne esiste una versione inglese on line, sul sito dei Trimondi.
http://www.trimondi.de/SDLE/Contents.htm
Il sottoscritto ha estratto e tradotto per voi una parte iniziale in cui si introduce l'argomento....
In seguito vi passerò un'altra piccola parte.... quella in cui si scopre cosa c'entra Giordano Bruno.
Ma il libro è lungo e articolato, per cui rimando ad una lettura completa --in inglese-- tutti coloro che desiderano approfondire l'argomento.

In particolare..... nel primo capitolo "Buddismo e misoginia" viene affrontata in modo critico la questione del Tantrismo e viene perseguita la tesi di tutto il libro, che:

"Il mistero del Buddismo Tantrico si basa sulla manipolazione dell'amore erotico, in modo da realizzare il potere androcentrico universale".
Ma come..... ah ecco, ..... il tantra è tanto di moda......... ma possibile che....... potere e religione?...... magia tibetana....? Ma mi ero abituato/a a credere che....... Bon (-po!)...... Che dire.... io desidero che questo piccolo sforzo vada a beneficio di tutti gli esseri che aspirano alla libertà e ad una visione non ostruita...... "stay tuned for more"....


* * * * *

INTRODUZIONE

Luci ed ombre

Morto il Budda, per secoli la sua ombra è restata visibile in una caverna, un'ombra terribile e raggelante. Dio è morto; ma essendo l'uomo quello che è per secoli a venire ancora ci saranno caverne dove si vede la sua ombra e noi, noi dobbiamo trionfare sopra quest'ombra.

Friedrich Nietzsche

.......

Per la civiltà occidentale il Dalai Lama appare come la luce più pura. Secondo l'ex-presidente Jimmy Carter egli rappresenta un nuovo tipo di leader mondiale, che ha posto i principi di pace e compassione al centro della sua politica e che, mediante la sua natura gentile e vincente, ha mostrato a tutti come si possono sopportare con perseveranza e pazienza i peggiori colpi del destino.
Oggigiorno egli simboleggia la dignità umana e la responsabilità globale per milioni di persone. Fino a poto tempo fa difficilmente qualcuno, ad eccezione dei suoi nemici, i comunisti cinesi, aveva osato criticare questo impotente/onnipotente luminare. Ma poi, dal nulla, nel 1996, qualche nuvola si è addensata sulla brillante aura del "Budda vivente".

Alcune imputazioni, accuse e sospetti hanno iniziato ad apparire sui mass media. Prima su internet, poi in qualche isolato articolo della stampa, e alla fine in programmi televisivi (vedi Panorama su ARD [Germany], 20 Novembre 1997 e 10 vor 10 su SF1 [Switzerland], 5-8 Gennaio, 1998).
Nel contempo che le stelle di Hollywood stavano erigendo un altare mediatico per il loro Dio Tibetano, gli attacchi al Dalai Lama sono divenuti più frequenti. L'elenco delle accuse sarebbe imbarazzante
anche per un politico più mondano, ma per un re divino sarebbero orrende. E per l'occasione gli attacchi non sono venuti dal regime cinese, ma da dentro suoi stessi ranghi.

[.....]


Presentiamo qui la lista delle accuse al Kundun, dal 1997, che svilupperemo in dettaglio in questo nostro studio.....

  • 1) l'associazione con il "guru del gas velenoso" Shoko Asahara (“l'affare Asahara”);
  • 2) la repressione violenta della libera espressione religiosa interna ("l'affare Shugden");
  • 3) la scissione in altre sette buddiste ("l'affare Karmapa");
  • 4) il frequente abuso sessuale delle donne da parte di lama tibetani ("l'affare Sogyal Rinpoche e June Campbell");
  • 5) l'intolleranza verso gli omosessuali;
  • 6) l'uccisione rituale (rif. ad un evento del 4 febbraio 1997);
  • 7) collegamenti al nazionalsocialismo ("l'affare Heinrich Harrer");
  • 8) il nepotismo ("l'affare Yabshi");
  • 9) la vendita del proprio paese ai cinesi (rinuncia alla sovranità tibetana);
  • 10) menzogne politiche;
  • 11) revisione della storia, e molto altro.

Sua Santità con il guru Shoko Asahara

Dal giorno alla notte.... il dio è diventato un demone.

D'improvviso gli occidentali cominciano a chiedersi se il re della luce che viene dall'Himalaya possa avere un'ombra sinistra o mostruosa. Cosa intendiamo per "ombra" del Dalai Lama? La possibilità di un aspetto oscuro, tenebroso e "sporco", sia come personalità sia come figura politico-religiosa, in contrasto con la figura pura e brillante che egli vuol delineare come "il maggiore eroe della pace vivente ai nostri tempi" nella consapevolezza di milioni di persone.

Per la maggioranza della gente che lo conoscono personalmente o attraverso i mass media, tali dimensioni oscure di Sua Santità sono inimmaginabili. Non passerebbe la minima ombra di dubbio, dal momento che il Kundun saprebbe nascondere i minacciosi e demonici aspetti del Buddismo tibetano e i molti capitoli oscuri della storia del Tibet. Fino al 1996 egli è riuscito (a parte le critiche debolmente fondate del regime cinese) nel giocare il ruolo dell'eroe scintillante sul palcoscenico mondiale.


“Realpolitik” e la “Politica of Simboli”

Il nostro studio si divide in due parti: la prima contiene un quadro e una critica dei fondamenti religiosi del Buddismo ("Tantrico") tibetano, dal titolo "Rituale come politica".
La seconda parte ("Politica come rituale") esamina i poteri politici del Kundun e le sue premesse storiche. La relazione tra potere e religione è dunque centrale nel nostro libro.

[ecc.]

* * * * *



Fin qui... tutto bene.

Love you madly,
PoP




martedì 17 febbraio 2009

Anniversario di Giordano Bruno



ANNIVERSARIO


il 17 Febbraio 1600
(409 anni fa) moriva sul rogo
in Campo dei Fiori a Roma
condannato dalla Santa Inquisizione
per il reato di eresia


Giordano Bruno


vero filosofo, profeta dell'infinito, martire della libertà di pensiero.

Ricordiamolo e riflettiamo...

(ma ti rendi conto della contraddizione....!
Santa.... Inquisizione....!!!)



Spesso le idee politiche e religiose fanno da copertura al F.D.A.I., che in realtà allontana dall'obbiettivo, come inteso da Giordano Bruno, di produrre progresso e beneficio per l'umanità.


Giordano Bruno scrisse il saggio "De vinculis in genere", sulla manipolazione dell'amore erotico mediante la ritenzione del seme allo scopo di ottenere potere.

..."stay tuned" per ulteriori informazioni su questo blog....

Andremo (come eretici contemporanei) a pestare i piedi a qualcuno molto in alto ;-)

Love you madly,
PoP