venerdì 9 gennaio 2009

Bright Moments!

... un momento di grande energia e gioia, un giorno glorioso subito dopo un giorno di merda.....

Una festa a Pisa per i 50 di Dome La Muerte, il 18 Maggio 2008.

una nuova conoscenza, Alex Zobel, musicista, motociclista e fotografo, che se ne sarebbe andato in un incidente di moto appena un mese dopo. E' l'autore della foto e le ginocchia che si vedono sono le sue.


[uhm, qui non rende! per vedere la foto in tutto il suo splendore CLICCACI SOPRA]

Nella foto, Delia e Nanni, my soul sister & brother, e il sottoscritto bemushroomed sulla sinistra.

giovedì 8 gennaio 2009

intervista al Dott. Nicola Glielmi sul F.D.A.I. (farabuttismo dialettico adolescenziale inconscio !)

Raffaele Petra, marchese di Caccavone (Napoli 1798 - 1873) meglio di altri descrive la doppia morale in " 'A confessione 'e Taniello":

Taniello, ch'ave scrupole,
mo' che se vo' 'nzora',
piglia e da Fra' Liborio
va pe' se confessa'
e chello va pe' cchesto…

Patre -le dice- i' roseco,
i' pe' niente me 'mpesto ;
ma po' dico 'o rosario ,

Patre, 'ncuollo a li ffemene
campo e ncoppa a 'o bordello;
ma sento messe e predeche,
e chesto va pe' chello.

Jastemmo, arrobbo…. 'O prossimo
spoglio e le dongo 'o riesto ;
ma po' faccio 'a lemmosena ,
e chello va pe' cchesto…


E mo', Patre, sentitela
st'urdema cannonata:
la sora vosta, Briggeta,
me l'aggio nzaponata!…>>

Se vota Fra' Liborio:
Guaglio' , tu si' Taniello ?

I' me 'nzapono a mammeta,
e chesto va pe' chello !….>>


Note: 'nzorà = sposare; roseco = molesto, brontolo; me 'mpesto = mi arrabbio.

intervista al Dott. Nicola Glielmi sul F.D.A.I. (farabuttismo dialettico adolescenziale inconscio !)


PRESENTAZIONE
Giovanni Rovito
Dott. Glielmi, Lei mi chiede che io faccia la prefazione a questo testo. Mi sento onorato, ma perché lo chiede a me, che non so niente di Reich, di Freud o di Jung? Perché non ad una persona competente?
Nicola Glielmi
Se lo chiedesi ad un analista junghiano, per esempio, egli farebbe una magnifica prefazione, come già mi è capitato, ma userebbe il suo linguaggio, profondendo nella presentazione del mio scritto, in tutta buona fede, il suo sapere e potrebbe non cogliere i fatti essenziali che possono colpire una persona che “non sa” e che non ha prevenzioni di sorta.
Perfino Federico Navarro nella prefazione di un mio scritto anziché criticare il testo, si mise a parlare di me, tanto elogiativamente, che dovetti rinunciare alla sua prefazione. Non avevo mica bisogno della sua difesa per le controversie del mio lavoro. Si trattava di “Caratteri Passioni Mafia”.
La critica, che chiedo a Lei di farmi in un colloquio con me, sotto forma di domande, nascerà dalle Sue autentiche impressioni e sensazioni, positive o negative che siano, non sarà mediata da una cultura psicoanalitica.
Giovanni Rovito
Ma perché sotto forma di colloquio?
Nicola Glielmi
Intanto per rispondere subito alle Sue obiezioni e poi, per rendere la prefazione viva ed interessante, in linea con il testo. Un po’ come i dialoghi di Platone. Non sappiamo se in questi gli interlocutori di Socrate, per il quale fare filosofia significava dialogare, fossero persone reali o piuttosto personaggi inventati. Ad ogni modo, anche se fossero esistiti realmente e fossero stati, come lui presenti alle conversazioni con Socrate, non possiamo escludere che Platone mettesse sulle bocche degli altri discepoli, considerazioni e riflessioni personali per meglio sviscerare un argomento.
Mi ponga, pertanto, delle domande e mi dica le Sue impressioni sul testo che ha letto ed io Le risponderò. Mi rendo conto che in questo modo io possa essere guidato dal desiderio di blindare, in un certo senso, il testo e di non lasciare pertugi per una critica malevola…. ma proviamo…se alla fine a Lei non piacerà l’intervista, che viene presentata come prefazione, la stralceremo.

PREFAZIONE
Giovanni Rovito
Non ritiene che questo testo dia troppo spazio alle considerazioni formulate dalle persone che vi partecipano e poco spazio alla sua espressività?
Nicola Glielmi
Si, è vero, ma è stata una mia scelta: raccogliere le opinioni degli altri ed intervenire soltanto ove mi è sembrato necessario per rispondere a un dubbio, a una domanda. Forse la richiesta a Lei di intervistarmi, nasce dal desiderio di bilanciare lo spazio riservato agli altri. O forse questo è un mio vizio professionale, o forse un mio limite.
Giovanni Rovito
Vizio professionale in che senso?
Nicola Glielmi
Quello di ascoltare, come faccio in terapia.
Giovanni Rovito
Suo limite….. perché?
Nicola Glielmi
Non ho la competenza per parlare di religione e di testi sacri. Posso parlare soltanto degli effetti devastanti che la religione ha prodotto in tutti i miei pazienti. E questo vorrei che sia molto chiaro.
Giovanni Rovito
Ritiene poter affermare che tutte le religioni ed i credi possano determinare condizionamenti?
Nicola Glielmi
Ne sono sicuro al cento per cento.
Giovanni Rovito
In Africa abbiamo assistito nella regione del Dufur al massacro di inermi masse di popolazione di credo cristiano in nome di un'altra fede. Non ritiene pertanto che l’argomento trattato individui una sola religione, quale colpevole di tutti i mali, rischiando di fare passare un messaggio altrettanto fuorviante, ossia quello che le altre religioni o fedi non abbiano causato o non causino guerre?
Nicola Glielmi
Assolutamente no. Viene messa in discussione la religione cattolica per il semplice fatto che tutti i miei pazienti sono cattolici ed anche molto praticanti. Purtroppo non ho avuto pazienti mussulmani o buddisti che mi avrebbero potuto illustrare i guasti in loro prodotti dall’insegnamento religioso, probabilmente più nefasto di quello cattolico, a leggere sui giornali il fanatismo dei kamikaze e fatti come quello da Lei ricordato.
Il riferimento a certi comportamenti di religiosi e a determinati fatti storici vogliono essere soltanto gli esempi concreti di una devastazione che io ho visto ripercuotersi nella psiche dei miei pazienti.
Ecco perché mi sembra assurdo che uno psichiatra o uno psicoanalista possano essere credenti e propagandino un credo religioso, come vediamo fare in televisione.
Bisognerebbe fare l’analisi terapeutica a questi psichiatri diaconi.
Ritengo che questi medici non potranno mai aiutare veramente un ammalato psichico. Il medico non può ordinare ad una persona, la cui vita è stata rovinata dall’educazione religiosa, di andare in pellegrinaggio a Lourdes per risolvere i suoi problemi psichici. Questo non lo consiglierebbe neppure il mio portiere. Così come non può consigliare di non andare in chiesa ad una coppia di conviventi alla quale dal vescovo sia stata proibita ogni attività sessuale ed ordinato di vivere come fratello e sorella. Se il paziente lo richiede si metterà in discussione questo stravagante ordine vescovile o si aspetterà che il paziente scopra da solo che l’ordine del vescovo non solo è stravagante, ma dannoso alla sua salute.
Giovanni Rovito
Ritiene che andrebbe rivista la possibilità di impartire nelle scuole lezioni sulla “fede”, allargando questo concetto all’universalità della fede sul presupposto di un unico Dio? O invece, ritiene che andrebbe eliminata dalle materie di insegnamento la “fede”?
Nicola Glielmi
Ritengo che vada eliminato l’insegnamento religioso, soprattutto quando si propone di infondere una fede nel discente.
Giovanni Rovito
Secondo Lei un’umanità che non conosce la “fede”, non è un’umanità che rischia l’abbrutimento ed è un’umanità incompleta nella sua formazione?
Nicola Glielmi
Assolutamente no. Lei non immagina neppure l’abbrutimento al quale sono stati sottoposti i miei pazienti da parte di genitori che vanno in Chiesa mattino e sera. Un comportamento distruttivo verso i figli tanto più grave quanto maggiore è il grado d’istruzione nei genitori. Altro che stare insieme perché il matrimonio è indissolubile! Certi genitori credenti ed osservanti andrebbero mandati uno a Milano ed uno a Londra, lontani dai loro figli.
Giovanni Rovito
Se le fosse data la possibilità, revisionerebbe la Bibbia o altri testi sacri come il Corano? O invece, ritiene tali testi totalmente inutili, forvianti e pericolosi per lo stesso genere umano? O ancora, ritiene che questi testi se utilizzati da “discutibili” personaggi, possano essere strumentalizzati rispetto al messaggio di pace ed amore in esso contenuto?
Nicola Glielmi
E’ come se Lei mi chiedesse di riscrivere e modificare la vicenda di Romolo e Remo. Se tale vicenda è falsa o vera, ha poca importanza. E’ necessario però capire per quale motivo siano stati divinizzati e se lo furono. E’ necessario comprendere perché Virgilio fa discendere il popolo romano da Enea, figlio di Anchise e della dea Afrodite. Ma queste sono cose ben diverse dal piazzare nelle strade di una città altarini con le icone di Afrodite, Enea e Romolo, erigere per loro santuari e pregarli con processioni, canti e suoni per scongiurare la guerra o un terremoto.
La Bibbia, non conosco il Corano, è stata più volte revisionata per scopi personali da discutibili personaggi. Del resto gli stessi episodi sono raccontati e ripetuti in maniera diversa nelle sue diverse parti dai vari rabbini che l’hanno scritta e aggiornata per rispondere alle esigenze dei diversi periodi storici.
Anche per la nascita di Afrodite, v’è più di una versione mitologica.
L’unico aggiornamento che porterei sarebbe un avvertimento a caratteri cubitali: si tratta della storia del popolo ebraico con molta mitologia, che ipotizza l’esistenza di un dio inesistente per soggiogare un popolo incivile e ribelle come solo poteva essere un popolo di pastori.
A me non interessa cambiare la Bibbia, anche se potessi. Per me sta bene così com’è. Mi interessa, invece, cambiare la testa di chi legge questo libro e non la Bibbia che viene letta da un santo uomo o dal più incallito assassino trovandovi entrambi un progetto di vita e nel contempo, una giustificazione al proprio operato.
Giovanni Rovito
Ritiene che anche Gesù sia stato un martire della Bibbia (vecchio testamento)?
Nicola Glielmi
Non v’è alcun dubbio.
Giovanni Rovito
Ritiene eccessiva la sua posizione rispetto alla Bibbia, stante che potrebbe non considerare il periodo storico in cui è stata scritta e che, pertanto, giustificherebbe anche inutili asserzioni attribuite a Dio, ma formulate da furbi uomini del tempo che, consapevoli del potere della fede sugli ignari ed ignoranti uomini del tempo, hanno utilizzato il testo per scopi utilitaristici della chiesa?
Nicola Glielmi
La Bibbia a me interessa per quel che di devastante ha prodotto nei miei pazienti e nella vita degli uomini, da tremila anni a questa parte. Per il resto potrei giudicarlo un bello o brutto testo, non avrebbe alcuna importanza. Non è obbligatorio per uno psichiatra conoscere tutte le commedie di Aristofane. Ma se le opere del commediografo influenzano l’animo degli spettatori a tal punto da indurli a un suicidio di massa e ad una malattia psicosociale di massa, ecco che l’interesse per Aristofane diventa preminente, anche se può apparire “eccessivo”.
Certamente la Bibbia è stata usata da uomini di potere per scopi utilitaristici, a danno di un popolo ignaro e ignorante.
Giovanni Rovito
Ritiene che un mondo senza bibbie e senza credo sia un mondo di pace e d’amore o invece nulla cambierebbe, continuando l’uomo a combattersi per altri scopi?
Nicola Glielmi
L’uomo certamente continuerebbe a fare le guerre, ma le ragioni di natura economica apparirebbero chiare a tutti, non coperte da un’ideologia religiosa. Non so, un soldato potrebbe anche andare in guerra, come mercenario, l’abbiamo visto nella guerra all’Iraq, ma potrebbe anche dire: fattela tu la guerra.
Giovanni Rovito
Questo secolo vede riaccendere le guerre di religione. Cristianesimo e Islam sono oggi temporalmente differenti. L’occidente sta subendo ciò che ha fatto durante i tempi delle crociate. Ieri con eserciti organizzati si combattevano guerre che vedevano schierati su fronti opposti, credi diversi. L’Islam ha un ritardo evolutivo rispetto al Cristianesimo. Oggi gruppi anonimi, mischiandosi tra le genti, colpiscono in modo cruento e senza pietà bambini, donne, vecchi, in nome di una religione che non ha una formale gerarchia (come quella cattolica), ma che vede singoli credenti assurgere al ruolo di guida spirituale di altri credenti, che sotto un incalzante condizionamento religioso, si caricano di odio senza neanche domandarsi perché uccidere, se la religione professa amore e pace. Dobbiamo impegnarci ad aprire le menti, a non lasciare che pochi uomini condizionino altri uomini in nome di una religione, di un credo seminando odio, intolleranza e distruzione. Solo una complessiva evoluzione libererà l’uomo dai condizionamenti, permettendogli di vivere libero la propria vita, le proprie scelte, il proprio essere.
Nicola Glielmi
Quello che lei dice è verissimo. Ma non sono tanto preoccupato dai fanatici, che sono per l’appunto l’iceberg della lotta tra il cristianesimo e l’islam, quanto della lotta in sé.
Il dialogo tra le religioni è soltanto una farsa e completamente inutile.
Le migrazioni ci sono sempre state, anche degli Italiani verso le Americhe. Ma qui si tratta, o si tratterà di migrazioni epocali di massa. Comunque la moltiplicazione dei mussulmani residenti in Occidente ha uno sviluppo esponenziale rispetto ai cristiani che non fanno in media più di uno, due figli. Vale la pena dunque di prepararci a ricevere bene i mussulmani al fine di evitare la nostra distruzione. Riceverli bene significa eliminare dalle scuole l’insegnamento religioso e realizzare istituzioni che rispettino giorno dopo giorno e per tutti, i diritti umani, secondo i principi della rivoluzione francese di liberté, egalité, fraternité. Soltanto così possiamo sperare di incidere sui loro comportamenti, non certamente proibendo alle loro ragazze di portare il velo a scuola. Non intendo aprire una discussione sul Crocifisso nelle scuole, ma voglio sottoporre alla Sua attenzione di messinese un quadro al quale nessuno fa caso e che andrebbe considerato per gli aspetti che si profilano nei rapporti tra cristianesimo e islamismo. Nell’edificio che ospita il corpo dei Vigili Urbani può recarsi un mussulmano per banali motivi amministrativi. E’ accolto ed invaso da tutte le parti, con stemmi, bandiere e materiale cartaceo che portano uno scudo con una croce gialla in campo rosso che si fa risalire al V secolo d. C.
La leggenda vuole che l’Imperatore d'Oriente Arcadio, figlio di Teodosio, dopo essere stato scacciato da Costantinopoli, capitale dell'Impero, si trovò assediato dai Bulgari nella città greca di Tessalonica. Messina inviò in suo aiuto quindici navi cariche di armati che non solo liberarono Arcadio, ma riuscirono persino a riconquistare Costantinopoli, restituendola all'Imperatore. Arcadio, grato di ciò ai messinesi, avrebbe donato loro lo stesso vessillo recante lo stemma imperiale che aveva una croce d'oro in campo rosso e avrebbe decretato che sulle mura della torre della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli venisse incisa la frase "Gran mirci a Messina" ("Molte grazie a Messina"), oggi presente, a lettere dorate, sui cancelli del Municipio di Messina.
Queste sono le radici cristiane di cui si vorrebbe che si andasse orgogliosi. Giustissimo, ma è necessario chiedersi, facendo propria la grande lezione che viene dalla Bibbia, cui prodet, quanto può essere utile alla propria salvezza mantenere il “punto” delle radici cristiane senza adeguarsi al presente, e senza pensare al futuro dello sviluppo della società umana affinché “l’occidente non subisca ciò che ha fatto durante i tempi delle crociate”.
Lei cosa pensa che pensi il mussulmano, davanti a questi simboli che richiamano anche negli analfabeti le guerre dei crociati che portavano sui loro scudi la croce del Cristo? Quanto odio crescerà nel suo cuore, che quando esploderà, come esploderà, distruggerà tutto ciò che è cristiano?
Queste cose dovrebbero cominciare a chiedersi e a comprendere i cristiani, se vorranno salvarsi. Facciano i cristiani nel segreto dei loro cuori e adorino il loro dio nei luoghi dovuti, nessuno lo impedisce, ma non pretendano di imporre una fede, che come tale può legittimamente essere respinta, allo stesso modo di come essi respingono l’Islam.
Ma purtroppo la Chiesa, a costo di perire, non intende fare un passo indietro e così il monaco benedettino Michel Benoit dipinge la dittatura e l’assolutismo dei suoi capi che porteranno all’armageddon finale:
“Austriaco, Riedinger era stato scelto dal papa, che era stato stuzzicato dalla sua reputazione di teologo illuminato. Ma egli si rivelò presto un temibile conservatore e poiché quella era la natura profonda del nuovo successore di Pietro, la luna di miele tra i due si trasformò presto in un sodalizio duraturo. Le relazioni del cardinale con il suo passato erano conflittuali. Il padre era stato ufficiale della Wehrmacht austriaca, divisione Anschluss. Aveva preso le distanze dal nazismo, ma ne aveva tuttavia conservato un riflesso: la convinzione di essere l’unico detentore di una sola verità capace di unificare il mondo, attorno a una fede cattolica che non poteva essere discussa”.
Qualora venisse superata questa prepotente e sciocca pretesa delle “radici cristiane” e si avesse il coraggio di scrivere sui cancelli del Municipio di Messina: Libertà - Uguaglianza - Fraternità, il messaggio sarebbe veramente d’amore del tipo: ti accolgo perché sei libero, perché sei uguale a me, perché sei mio fratello. Ti tratterrò come tale.
Non si può combattere la mezza luna con la croce!
Giovanni Rovito
Ma lei parla dell’Armageddon. Si direbbe che Ella creda nell’Apocalisse e quindi in un pilastro della fede cristiana che riguarda la resurrezione della carne.
Nicola Glielmi
Sì, credo che possa verificarsi, ma non perché io creda nell’Apocalisse, tutt’altro.
L'Armageddon o Har-Mageddon indica la battaglia finale tra i re della terra (incitati da Satana) e il Dio dei cristiani, tra il bene e il male.
Purtroppo una vita grama e povera, fatta di sacrifici e privazioni, per autoscelta o non, determina nel parafrenico o nell’epilettico visioni di ricchezza nelle quali Gerusalemme è costruita con oro, argento e pietre preziose, con al centro della città un grande albero che produce tutti i frutti della terra. Oppure produce visioni di distruzione finale e totale per i peccati dell’uomo.
Queste allucinazioni schizofreniche prese per vere come sante e pie visioni ed interpretate come profezie, anziché come segni di malattia psichica, hanno a tal punto condizionato i cervelli degli uomini, anche di quelli più dotati, ch’essi inconsciamente o coscientemente, lavorano perché si avveri l’Armageddon. Il virus dell’apocalisse è stato iniettato nell’umanità duemila anni fa. Si fa ogni sforzo perché essa abbia a verificarsi.
Questo è molto pericoloso e purtroppo la psichiatria non ha lanciato alcun allarme in proposito. Qualche spiritualista ha scritto che si fosse giunti all’Armageddon con la liberazione di mostri e di demoni fin dal 1850, altri datandola con la breccia di porta Pia.
Se chiediamo ad una donna cristiana analfabeta: “cosa ne pensa della fine del mondo?”, essa risponderà rassegnata: “Sia fatta la volontà di Dio”.
Se poniamo la stessa domanda al cardinale Riedinger, costui con perspicacia e coerenza dovrebbe rispondere: “Mi auguro che avvenga immediatamente dopo la mia morte, perché non abbia a soffrire per i castighi inflitti all’umanità e perché, poi, non rimanga a marcire per uno o più millenni in una tomba in attesa della resurrezione della carne”.
Luigi XV aveva avuta l’impudenza di proclamare: “après moi le deluge” e non doveva riferirsi soltanto al dissesto finanziario delle casse del regno, ma anche ad una visione apocalittica della fine del mondo. Hitler stava progettando di affogare nelle gallerie della strada ferrata tutti i berlinesi sopravvissuti ai bombardamenti. L’apocalisse sollecita lo scienziato credente, consciamente o inconsciamente, a fabbricare armi di distruzione di massa, in un certo senso crede di fare cosa gradita a Dio e se gli si chiede cosa ne pensa della fine del mondo, risponde come la femminetta: “Sia fatta la volontà di Dio”.
Giovanni Rovito
Perché lei parla di allucinazioni parafreniche o epilettiche dell’autore dell’Apocalisse? In questi giorni ho letto “Il tredicesimo apostolo”, che Lei mi ha consigliato. Il Benoit sostiene che Giovanni era incolto e analfabeta e che, essendo morto insieme al fratello Giacomo di Zebedeo , durante la persecuzione di Erode del 44 d.C., come sostenuto anche dal domenicano cattolico Marie-Emile Boismard, non poteva essere l’autore del Vangelo per i numerosi passaggi in greco né, tanto meno, dell’Apocalisse, scritta dopo il 110 d. C. Secondo Benoit, l’autore dell’Apocalisse era un uomo molto colto, che aveva conosciuto Gesù quando fu battezzato da Giovanni sulle rive del Giordano e lo aveva seguito fin sul Golgota, mentre gli altri discepoli si nascondevano. Questi era appunto il tredicesimo apostolo che Pietro e la Chiesa hanno perseguitato e ne hanno fatto perdere la memoria perché, come “discepolo beneamato”, sapeva molto di Gesù e poteva testimoniare che Gesù era uomo e non Dio. Ma, ammesso anche che Benoit abbia centrato la verità storica su Gesù, non vedo perché il tredicesimo apostolo, di cui Giovanni avrebbe usurpato l’identità, dovesse avere delle allucinazioni da parafrenico o da epilettico. Benoit scrive che l’Apocalisse “testimonia una conoscenza approfondita di miti e religioni orientali e contiene numerosi riferimenti culturali ancora difficili da decifrare per i nostri moderni specialisti”.
Nicola Glielmi
Ottima investigazione storica, quella di Boismard e di Benoit ed eccellenti le loro analisi sui documenti, da quelli scritti a quelli archeologici. Ma nel loro studio, come in quelli di altri famosi studiosi che applicano ai testi il metodo rigoroso dell’esegesi storico-critica, manca un’analisi medica, un’analisi delle malattie dei personaggi e di come esse malattie abbiano potuto influenzare i loro pensieri e i loro comportamenti. Per dirla in breve, non vedrei mai Cassio uccidere Cesare, se fosse stato obeso, o diabetico. Non vedrei mai Cesare punire severamente un suo soldato fino ad ordinarne la morte, se non fosse stato affetto da epilessia. Ho letto molti libri su Gesù, a cominciare dalla “Vita di Gesù” di Ernest Renan, alla “Vita di Cristo” di Giovanni Papini, a “Gesù di Nazareth” di Ida Magli, ecc., tutti finalizzati a dimostrare che Gesù era soltanto un Uomo o al contrario che era Dio. Ma nessuno degli studiosi si è posta la domanda più semplice: di quale malattia soffriva Gesù? Ora, se ipotizziamo che Gesù, come molti altri e perfino la madre Maria, soffrisse di epilessia, tutto tornerebbe chiaro e scientificamente più comprensibile. Si comprenderebbero le allucinazioni di Gesù, il fascino esercitato sui seguaci e sui discepoli, come Alessandro Magno, Cesare, Cesare Augusto, Carlo Magno, Napoleone sui loro soldati. Si comprenderebbe quell’aria, ora di superiorità, ora di umiltà e al contempo di distacco che fa apparire l’epilettico trasognato ed in contatto con un’Entità superiore, di cui egli stesso crede d’essere figlio o con la quale si identifica. Se Gesù fosse stato un epilettico, si spiegherebbe anche la sua divinizzazione da parte dei suoi discepoli e seguaci, dal momento che l’epilessia era considerato morbo sacro, cioè una condizione umana nella quale l’uomo è invaso e pervaso dal Dio. Il termine medico “allucinazione” è recente, ma per gli antichi, contemporanei di Gesù “le visioni” erano considerate sacre, divinatorie e profetiche e non segno di grave malattia del cervello.
Giovanni Rovito
Ma lei nega radicalmente le radici cristiane.
Nicola Glielmi
Se ci vogliamo salvare, si.
Anche i templi di Agrigento ci parlano di un glorioso passato.
L’abolizione della religione dalla vita pubblica è una necessità, almeno per noi. Quel che faranno i mussulmani lo faranno dopo di noi ed in conseguenza di ciò che faremo noi occidentali.
Giovanni Rovito
Cosa pensa di Romano Prodi che in questi giorni apre ad Hamas?
Nicola Glielmi
E la posizione più avanzata possibile verso la pace.
Giovanni Rovito
E di Pier Ferdinando Casini che accusa Prodi di rompere il fronte antiterrorismo.
Glielmi
Fomenta la guerra, che auspicherebbe condotta da legionari crociati, senza rendersi conto che noi abbiamo carri armati di latta, mentre gli arabi tra breve avranno la bomba nucleare.
Giovanni Rovito
Un’ultima domanda. I suoi interlocutori sono tutte persone reali e viventi?
Nicola Glielmi







giovedì 1 gennaio 2009

Concerto in Do minore n.1 di J.S.Bach


Mattino d'autunno nella vigna
fila per fila ceppo per ceppo i ceppi si ripetono
e i grappoli sui ceppi
e gli acini sui grappoli
e la luce sugli acini.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono

tutte le piogge che cadono si ripetono
sul suolo sull'albero sul mare
sulla mia mano il mio viso i miei occhi
e le gocce si schiacciano sul vetro

rinnovamento dei miei giorni
simili gli uni agli altri
differenti gli uni dagli altri

ripetersi dei punti a maglia
ripetersi nel cielo stellato
in tutte le lingue ripetizioni dei «t'amo»
e nelle foglie il rinnovamento dell'albero
e in ogni letto di morte il dolore
per la vita troppo breve

ripetersi della neve
che cade
della neve che cade leggera
della neve che cade a fiocchi
della neve che fuma come la nebbia
disperdendosi nella tempesta
che imperversa
ripetersi della neve che mi sbarra il cammino

i bambini giuocano nel cortile
nel cortile giuocano i bambini
una vecchia passa nella strada
nella strada una vecchia passa
passa una vecchia nella strada.

La notte nella casa grandissima e bianca
una luce dentro ciascuna
le finestre si ripetono
sui grappoli, rinnovamento di acini
sugli acini, la luce

comminare verso il giusto e il vero
combattere per il vero, il giusto
conquistare il giusto, il vero

le tue lacrime mute e il tuo sorriso, mio amore,
i tuoi singhiozzi i tuoi scoppi di risa, mio amore,
il ripetersi del tuo riso
dai denti bianchi
brillanti

il mattino d'autunno nella vigna
fila per fila nodo per nodo i ceppi si ripetono
sui ceppi, i grappoli
sui grappoli, gli acini
sugli acini, la luce
nella luce. il mio amore.

Il miracolo del rinnovamento, mio cuore,
è il non ripetersi del ripetersi.


Nazim Hikmet - 1958